Torri Bordina, la Giunta punta a cambiare il progetto per evitare «il muro di cemento» su via Sanzio. Previste anche modifiche alla viabilità.
Torri Bordina, la Giunta punta a cambiare il progetto
Non più tre «palazzoni» realizzati uno accanto all’altro, ma una separazione fisica tra l’attuale costruzione e il futuro blocco di due edifici. È la proposta a cui sta lavorando il Comune, con i costruttori, per ridisegnare le «Torri Bordina» di via Sanzio (una vicenda che, in passato, è stata al centro di forti scontri con gli ambientalisti).
Il progetto è stato presentato ai residenti nei giorni scorsi, durante l’incontro pubblico organizzato dall’Amministrazione in via Rio Fracasso. «Questa è una vicenda che parte da molto lontano, con una prima proposta che è poi stata modificata nel corso degli anni», ricostruisce, in prima battuta, la sindaca Elena Piastra.
Originariamente, infatti, il progetto prevedeva un complesso di tre edifici residenziali dalla significativa cubatura e un edificio commerciale. Nonostante le trattative, alla luce dei diritti edificatori acquisiti, nel 2021 il costruttore ha realizzato il primo degli edifici residenziali e il centro commerciale Conad.
Parallelamente, il Comune ha continuato a lavorare per mitigare l’impatto delle successive costruzioni, proponendo all’operatore una visione più organica e meglio integrata nel contesto urbanistico (anche in seguito al raddoppio del parco Belinguer). Opzioni meno impattanti che, però, sono state studiate sempre cercando di salvaguardare gli investimenti privati.
La proposta
«L’articolazione iniziale, con le tre torri, per noi era molto preoccupante, in particolare per chi vive su via Rio Fracasso, perché andava a creare una lunghissima stecca. Per questo – illustra piastra -, con i proprietari dell’area, abbiamo cercato di dare una forma diversa e di non creare la barriera».
Da qui, la proposta di separare, a parità di cubatura, i due edifici che devono essere ancora realizzati. «Abbiamo chiesto di dividere questo blocco dall’attuale palazzo, in modo da mantenere la luce in mezzo e da non avere l’effetto continuativo», annuncia Piastra, spiegando che la bozza progettuale è stata approvata a luglio in Giunta. Adesso, come prevedono gli iter urbanistici, è in corso un periodo di 30 giorni dedicato alle osservazioni. Conclusa questa fase si potrà poi aggiornare il progetto nel piano regolatore.
Le modifiche alla viabilità
Da un lato, ci sono gli impatti «visivi» e ambientali. Dall’altro, però, bisogna tenere conto anche della «vivibilità» negli spostamenti quotidiani dei residenti. Per questo motivo, l’Amministrazione punta ad aprire via Rio Fracasso e via Giacosa che, così, smetteranno di essere due strade chiuse. «Ad esempio, da via Giacosa si potrà arrivare nel parcheggio del Conad. In questo modo, speriamo di scaricare la via anche dalle auto parcheggiate in doppia fila. L’obiettivo è arrivare a creare una nuova viabilità anche attorno al giardino di via Rio Fracasso», illustrano da Palazzo Civico.
Tutti interventi – quelli presentati dalla Giunta – di cui si dovrebbe occupare il costruttore in fase di cantiere. «Tra le attività che abbiamo proposto, sono anche previsti dei collegamenti pedonali da via Fracasso. Secondo noi è molto importante andare a creare un collegamento con il parco. Quel giardino – aggiunge Piastra – può rappresentare un valore immenso, anche da un punto di vista economico, per chi abita nel quartiere».
Ma Legambiente è perplessa…
Appresa la notizia della revisione del progetto, in questi giorni è intervenuto sul tema anche Legambiente. Il circolo settimese ha seguito passo passo lo sviluppo della vicenda, facendosi promotore anche di una raccolta firme avviata in passato con il Comitato No Torri Bordina. «Ci fa sorridere questa tardiva iniziativa dell’Amministrazione comunale, che parla di stecche, barriere, luci e via discorrendo, cercando di mascherare, secondo noi, il vero problema: quelle tre torri, più annesso supermercato con parcheggio, hanno costituito e stanno costituendo un danno che non potrà essere compensato», si legge nel lungo comunicato pubblicato sulla pagina social di Legambiente.
Per il circolo, dunque, «ormai, il danno è fatto» e la revisione del progetto non può compensare «un disastro ambientale e paesaggistico che – affondano gli ambientalisti – lo spostare un po’ più in qua una torre rispetto ad un’altra non potrà comunque risanare».