Fotovoltaico di via Mantova, continua la protesta dei residenti che ora puntano sulla nuova legge regionale che prevede una distanza minima di 50 metri tra gli impianti e le abitazioni. Ma la sindaca Elena Piastra frena: «La norma non è retroattiva»
Fotovoltaico di via Mantova, la mobilitazione
Come riportato nelle scorse settimane sulle colonne de La Nuova Periferia, continua la mobilitazione dei residenti di via Mantova per l’impianto fotovoltaico previsto a meno di 7 metri dalle loro abitazioni.
Dopo l’interpellanza presentata dalla Lega in Consiglio comunale, il Comitato della zona sta vagliando tutte le ipotesi – compresa la strada legale – per tutelare l’area agricola da un’opera che i cittadini hanno scoperto quasi per caso. E che ora rischiano di trovarsi praticamente sotto le finestre delle loro case.
La legge regionale
A dare «un’arma» urbanistica in più ai residenti c’è la legge regionale approvata nelle scorse settimane che individua le aree idonee per l’installazione di impianti fotovoltaici. «Al fine di salvaguardare il benessere della collettività e la qualità del decoro urbano, i comuni, in sede di pianificazione urbanistica, hanno facoltà di individuare una fascia di rispetto fino a 50 metri lineari dai confini degli ambiti urbanizzati a destinazione residenziale e da singoli edifici a uso residenziale legittimamente edificati», recita l’articolo 2 al comma 3.
Ed è proprio questo il passaggio a cui si appella il Comitato. «Sappiamo che il progetto di questo impianto è stato firmato ad inizio luglio, quando la legge regionale non era ancora stata approvata. E sappiamo anche che la legge non è retroattiva, ma vogliamo comunque delle risposte da parte dell’Amministrazione», dichiara uno dei residenti della zona, rivolgendosi alla Giunta guidata da Elena Piastra. «Tralasciando la non retroattività, l’Amministrazione ha degli strumenti a disposizione. Li vuole utilizzare?», domanda il Comitato, pensando in particolare al Piano regolatore. «Si può introdurre la fascia di rispetto di 50 metri, così come previsto dalla legge regionale. Mi rendo conto che bisognerebbe fare una variante d’urgenza, magari bloccare il cantiere e rimetterci anche soldi – argomenta un residente -. Ma qui si parte da una base di mancata comunicazione verso noi cittadini. C’è la volontà, da parte della sindaca e della sua Giunta, di ascoltare le nostre istanze?».
Così, il Comitato di via Mantova – spalleggiato dal capogruppo della Lega, Manolo Maugeri, e dal segretario di Forza Italia, Giorgio Chiarle – tira dritto. Lo fa organizzando riunioni con tutti i residenti dell’area, richiedendo consulenze legali ed interpellando anche realtà provinciali come Coldiretti. «Continuiamo ad esprimere la nostra contrarietà al progetto e adesso stiamo cercando di capire come procedere», affermano i residenti.
La risposta del Comune
«La legge regionale è indubbiamente un buon aiuto per il futuro», afferma la sindaca Piastra dopo le specifiche introdotte dal Piemonte rispetto alle aree idonee. «Chiede di adeguare il piano regolatore, quindi ci vorrà un po’ di tempo per adeguare gli strumenti comunali ma di certo finalmente mette un po’ di chiarezza e ci rende più forti», precisa.
Una norma che, però, se può aiutare il Comune per le situazioni future, fa fatica ad essere utile sul fotovoltaico previsto in via Mantova, dove il «via ai lavori» è arrivato ben prima dell’approvazione della legge regionale. «Avendo autorizzazione ai lavori precedente alla norma non vedo tanti spiragli – ammette Piastra -. Stiamo in ogni caso indagando meglio con la Regione». La stessa sindaca che, anche durante il Consiglio comunale, non ha nascosto la propria contrarietà a progetti di questo tipo. «Non ho alcun piacere di avere in città questo tipo di investimenti perché credo che mettere un campo fotovoltaico su area agricola coltivata sia un errore – affermava – . Ma al di là delle mie opinioni personali, se una pratica edilizia è presentata in modo corretto ed è incentivata dal Governo, non è il Comune a poterla fermare».