Facile – adesso – dire io l’avevo detto. Ma non so in quanti possono affermare che io (ai tempi già redattore de La Nuova Periferia – oggi Gruppo Netweek) 20 anni fa l’avevo scritto.
E carta canta, o per chi mastica il latino: “Verba volant, scripta manent”.
La Penna aveva già fatto danni 20 anni fa e lo avevamo scritto
Basta guardare le immagini allegate e per chi non crede – come alla Sacra Sindone – può chiedermi un appuntamento e toccare con mano la “carta originale” che custodisco in redazione.
Era il 7 maggio del 2006 – venti anni fa – e Federico La Penna già combinava disastri. All’epoca si diceva fosse un “enfant prodige” e gli venne affidata la conduzione della finale di Coppa Italia per i Dilettanti, con in palio la promozione in SERIE D. E io c’ero.
In tribuna stampa, seguivo la squadra del torinese – la Pro Eureka Settimo – che come la Juventus ieri sera allo stadio Olimpico Meazza, è stata costretta a giocare in inferiorità numerica per un’allucinazione di La Penna – perché di cosa altro dobbiamo parlare: cattiva fede? Se è così ce ci lo dica subito, così non perdiamo tempo in dibattiti – e alla fine arrendersi all’ingiustizia subita.
E guardando cosa Federico La Penna cosa stava combinando nel dirigere il Derby d’Italia tra Inter e Juventus, non ho potuto fare a meno di sorridere nervosamente.
Mentre i commentatori Tv cercavano di trovare una ratio agli episodi di San Siro, c’era un meme che stava prendendo forma, un ricordo che mi ronzava in testa: ma questo “La Penna” io me lo ricordo: perché? E sfogliando nell’album dei ricordi, all’interno dell’archivio del giornale, ecco quel mercoledì 7 maggio 2006 di passione a Roma, e cosa avevo messo nero su bianco: quell’arbitraggio era inadeguato, “al limite dello scandalo”.
Cartellini estratta in maniera chirurgica
La Pro Settimo & Eureka spogliata di un sogno da una direzione che all’epoca avevo definito “chirurgica” nel ridurre in nove uomini con cartellini gialli quasi strategici.
Scrissi che fu un “furto romano”, a caratteri cubitali nel titolo; ripreso anche in prima pagina.
Mandai in rotativo un figlio in cui è rimasto impresso come una finale di Coppa Italia dilettanti (non la Finale di Coppa del Mondo, eh) fosse stata condizionata pesantemente da decisioni che lasciarono senza parole.
Due righe, scritte 20 anni fa, che rilette oggi dopo il derby di Italia di ieri sera, risuonano sinistramente e maledettamente attuali.
”… Ma a complicare le cose anche un arbitraggio al limite dello scandalo che riduce in nove i piemontesi con giallo quasi strategici, anzi, mirati che, ovviamente, nel finale crollano”.
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La storia si ripete
Oggi come allora, la storia è lì a testimoniare. E nonostante quella denuncia di 20 anni fa,
Il “geometra” Ragagnin, il “gladiatore” Di Benedetto e le parate di Gaudio Pucci – gli eroi di quella Pro Eureka Settimo – meritavano un finale diverso da quello scritto dal fischietto di La Penna.
Altre “vittime” di un fischietto che a 20 anni di distanza ha mostrato la sua mediocrità e che 20 anni andava fermato, o comunque, non consentirgli di arrivare ad arbitrare il suo primo Inter – Juventus e gettare un’ombra così scura sul calcio italiano. Si poteva evitare: e se lo aveva notato un umile cronista di provincia, perché i vertici dell’Aia non se ne sono accorti.
Sempre che si stia parlando di incapacità (manifesta) e non di cattiva fede.