Elena Piastra e le prove di tregua (armata) con l’ex sindaco Aldo Corgiat. È il «quadro» – quasi artistico – che emerge dopo le dichiarazioni rilasciate dall’attuale sindaca sulle colonne de La Nuova Periferia.
Elena Piastra su Corgiat
Dopo aver ascoltato le dichiarazioni di Elena Piastra, non scomodiamo gli iconici «baci» dell’artista contemporaneo Banksy ma almeno un (semi) abbraccio tra la prima cittadina e Aldo Corgiat possiamo dire che ci sta tutto.
Tutto parte dall’intervista rilasciata dalla sindaca sulle pagine de La Nuova Periferia alla vigilia di una serie di inaugurazioni che «mettono a terra» alcuni dei progetti principali di Piastra. Una chiacchierata che, inevitabilmente, ha toccato anche ciò che è stato ieri e ciò che sarà domani. Ed è sul filo tra passato e futuro che maturano alcune riflessioni di Piastra sul suo eterno rivale. Riflessioni che, dopo gli ultimi scontri mediatici, suonano quasi come dei segnali di tregua. Ma sarà davvero così?
L’intervista
Sindaca, i tempi sono prematuri, lo sappiamo. Di acqua nel nostro Rio Freidano ne deve ancora passare molta. Ma c’è una domanda che si pongono tutti: nel futuro di Elena Piastra cosa c’è?
«È difficile da valutare in questo momento. In questo periodo, sto cercando di lavorare anche fuori Settimo ma sempre nella logica di creare quella rete che serve a questo territorio. Ho ricevuto alcune proposte, anche dal mondo del privato e del privato sociale, e di sicuro non starò senza fare nulla. In questi anni, per me c’è stata solo Settimo e solo la politica ma non ho paura di rimanere senza cose da fare. Qualunque cosa succederà domani, però, non la deciderò da sola ma insieme al partito, alla coalizione e a quel gruppo di persone che ha creduto in me».
Fino al 2029, però, si può dire che c’è solo Settimo?
«Sì, assolutamente. I progetti da mettere a terra sono ancora tanti e complessi. Penso al tema casa, al raddoppio del Much, alle 5 Torri. Oltre alla gestione delle problematiche quotidiane. Se ci penso, mi sembrano quasi pochi tre anni. Anzi, una cosa che sto imparando facendo la sindaca è che il lavoro di un sindaco si capisce non tanto durante, ma dopo. E in questo senso, capisco anche perché Corgiat abbia così tanto bisogno di avere uno spazio di racconto suo, non avendo trovato in Fabrizio (Puppo) e neanche in me qualcuno che continuasse a raccontare cosa avesse fatto naturalmente di buono. E questo rischia di portare i sindaci nel dimenticatoio. E per chi fa politica, la cosa peggiore di tutte è proprio non ricordare le singole azioni».
È anche una paura di Piastra quella di finire nel dimenticatoio?
«No, ad oggi non è una mia paura. Però ho molto riflettuto su questo perché non mi sono mai spiegata la rabbia di Corgiat che, per me, è sempre stata ingiustificata nei confronti della mia Amministrazione. Se posso capire la delusione umana e personale di Puppo, non mi sono mai invece spiegata questa rabbia di Corgiat così cieca nei miei confronti. E andando avanti nel mandato, credo di capire che, alla fine, sia molto importante per noi avere qualcuno che racconti che cosa abbiamo fatto. E su questo, adesso che anche la vicenda dell’Ospedale si sta mettendo a posto, mi sono più volte promessa di creare le giuste condizioni per eliminare del tutto alcune ferite che sono rimaste aperte nella politica del centrosinistra».
E pensa che si possa risanare anche quella con Aldo Corgiat?
«Io credo di avere il dovere personale di raccontare, non da sola ma come Amministrazione, ciò che i sindaci del passato hanno fatto per questa città. Forse, per Ossola è stato più facile raccontarlo. L’ho fatto spesso per lui ma credo sia mio dovere ricordare in modo stabile anche che cosa tutti i sindaci hanno fatto su Settimo. E su questo dico che c’è un mio impegno personale».
Questo sul piano amministrativo. Su quello politico?
«Come sempre, occorre un segnale da più parti e fino ad oggi Corgiat non ha mai voluto dare l’idea di essere disponibile a fare ciò che avrebbe potuto fare, ovvero il padre nobile della politica settimese. Di fatto, con lo stile, con l’opposizione continua, con gli esposti, che per me sono stati una scelta sua importante nei confronti della mia Amministrazione, non ha mai dimostrato di voler davvero costruire. Lo sa, ricordo che Aldo diceva sempre una cosa che credo che un pochino sia anche la sua nemesi».
Ovvero?
«Diceva: “Non sempre mi riesce di vincere, ma sono capace di far perdere”. Io non riesco ad essere così e non so tenere quel livello di ostilità. Ovviamente, difendo la mia Amministrazione. Quindi, quando decidi di fare degli esposti contro le nostre scelte non posso che difendermi. Però, al tempo stesso, non ho dimenticato che Corgiat è stato un sindaco importante per questa città e cerco di fare il mio dovere da sindaco. Credo, però, sia un po’ prematuro dire che le ferite politiche siano rimarginate. Mi sembra che manchino molti passaggi sinceri in termini di rapporti comuni. Penso che, in questo momento, sia un po’ retorico da parte di Corgiat voler tornare nel partito. Credo sia stato più un gesto di sfida che di costruzione. Se fatto così, però, non si può parlare di rimarginare ferite».