Nella splendida e sontuosa cornice del Circolo dei lettori e delle lettrici abbiamo incontrato il presidente della Fondazione di Torino e Novara Giuseppe Culicchia.
Scrittore di grande fama, noto per il romanzo d’esordio «Tutti giù per terra», da cui è stato tratto un film.
Innamorato di Torino di cui dice: «E’ la città che amo, la città di “La donna della domenica” e dell’Einaudi, della Utet e della Paravia, della Edt e del Salone Internazionale del Libro… E sì, Torino è casa mia».
Con lui abbiamo dialogato sul futuro di questa istituzione, tra sfide digitali e il ritorno al piacere fisico della carta.
Giuseppe Culicchia: «Il Circolo dei lettori è una Festa mobile»
Come è nata l’idea di accettare la direzione del Circolo, di cui lei un assiduo frequentatore?
«Il Circolo per me è un luogo familiare, un posto che mi fa sentire a casa.
L’ho frequentato per molti anni e ho iniziato a collaborarvi dal 2013 sotto varie forme, attraverso cicli di lettura americana, inglese e francese. Ho inoltre organizzato “viaggi culturali” in alcune città, come Palermo, Roma, Napoli e Venezia dove hanno incontrato scrittori e personaggi simbolo che hanno fatto conoscere queste piazze con un’angolatura diversa.
Poi ho curato delle serie di incontri sul tema del lavoro e della guerra. Ho avuto molte occasioni di apprezzare il lavoro che si faceva qua. Ho partecipato attivamente a 17 edizioni del Salone del Libro.
Quando l’8 aprile ho assunto l’incarico di direttore sono entrato in un ambiente che conoscevo da collaboratore e sapevo che avrei trovato al mio fianco persone eccezionali con cui iniziare questo nuovo viaggio».
Qual è la visione culturale che intende portare al circolo?
«La prima cosa che ho cercato di trasmettere è un’idea opposta a quello che potrebbe suggerire l’idea di un circolo, ovvero di un club esclusivo, mentre io ho voluto che fosse aperto a tutti e tutte. Dove è bello sentire voci diverse.
Il dialogo è al centro di tutto. Viviamo in un’epoca dove prevalgono lo scontro, la contrapposizione e la delegittimazione. Io, invece, credo che sia molto interessante ascoltare idee diverse e mettersi in discussione. Il Circolo dei lettori è il luogo che naturalmente svolge questo compito. I libri sono tantissimi e ogni scrittore ha una sua idea di mondo: questo consente di perdersi in suggestioni diverse.
Faccio un esempio: se si acquista un libro su Amazon, gli algoritmi ci suggeriscono titoli simili per i nostri acquisti futuri e rimane difficile essere sorpresi. Invece in una biblioteca, scorrendo i titoli, toccando i libri, può succedere che troviamo qualcosa che non stavamo cercando ma quel libro cercava noi».
La stagione 2025 2026 è stata presentata come quella del dialogo aperto. Cosa significa concretamente per lei?
«Il Circolo ha dato via a iniziative rivolte ai bambini della scuola primaria – il futuro di tutti noi. È importante lavorare in quella direzione e coinvolgere giovani lettori e lettrici. Per altro abbiamo iniziato una collaborazione con l’università di matematica, di lettere e con il Politecnico. Non mi stanco di ripetere, in ogni occasione, che il Circolo deve essere un ambiente aperto e le nostre sale al mattino sono molto frequentate. Questo è un luogo in cui ci si trova, si legge, si preparano gli esami e le tesi. Ho voluto ci fossero tariffe agevolate per il servizio al bar, proprio per dare un aiuto agli studenti e invogliarli a venire. Si può stare bene al Circolo, imparare l’importanza del dialogo, partendo dall’uso distorto dei social che sono diventati il luogo per litigare e insultare. Abbiamo voluto dare un segnale completamente diverso. E non è così scontato».
Immagino che questa domanda gliela abbiamo già rivolta più volte. Se dovesse scegliere un libro simbolo per rappresentare il circolo quale sarebbe?
«No a dire il vero non me l’hanno mai chiesto. Comunque mi faccia pensare, non è semplice. Ah si ecco direi “Fiesta Mobile” di Ernest Hemingway. Questo perché la lettura è una festa. E’ un lusso che ci concediamo il ritagliarsi uno spazio per entrare in un mondo che non è il nostro. Ci muoviamo all’interno di mondi che sono altri».
Torino e Novara sono tre realtà diverse, lo sono anche i rispettivi circoli?
«Per certi versi sì, ma ovviamente collaborano strettamente e i programmi vengono concordati. A Novara, per esempio, ha preso piede il Festival Scarabocchi dedicato ai bambini».
Il suo augurio di buone feste a lettori e lettrici?
«Come direttore della Fondazione del Circolo auguro di trovare il tempo per leggere, per stare bene insieme ai propri affetti. Magari anche leggendo ad alta voce per le persone che ci sono vicine».