Potrebbe non esserci futuro per la stagione teatrale del Vecchio Mercato. È un periodo difficile per il teatro gassinese.
Gassino, il futuro del Teatro appeso a un filo
«Oggi non so dire se il teatro avrà un futuro», afferma Silvia Gatti, direttore artistico del teatro di piazza Sampieri, «ed è terribilmente difficile fare previsioni su quello che potrà accadere nei prossimi mesi. Mi spiace tanto per chi ci segue con passione da sempre, ma la situazione attuale è questa e non posso dire altro».
Sembrano non lasciare grandi speranze le parole di Gatti sul futuro della sala teatrale del centro storico di Gassino. Un teatro che ha saputo uscire al meglio dai difficili anni del covid, tornando a proporre cultura e spettacolo, tra musica, danza e teatro, riportando nella sala di piazza Sampieri il pubblico, spesso quello delle grandi occasioni.
Una realtà importante per un paese che nella prima parte degli anni Dieci del Duemila ha scoperto il piacere di andare a teatro insolitamente in un centro della collina, in provincia, senza doversi spostare a Chivasso, a Settimo o addirittura a Torino. Un teatro di qualità, con artisti di livello: «Abbiamo sempre puntato sulla qualità degli spettacoli», prosegue la Gatti, da sempre alla direzione artistica del teatro con Massimo Rotella, oltre che dell’associazione culturale Magdeleine G., «cercando di creare delle stagioni il più possibile varie, che accontentassero un po’ tutti i gusti, cercando di intercettare tutte le età, e ci siamo creati, con passione e grazie alla nostra professionalità e alla nostra esperienza, un pubblico affezionato».
Centinaia di spettacoli, decine di compagnie teatrali, e centinaia tra attori, musicisti e ballerini, per un palcoscenico che negli anni che hanno preceduto il covid ha saputo raggiungere livelli di prestigio e decine e decine di tutti esauriti: «Per anni Massimo Rotella e io siamo riusciti, anche grazie ai nostri collaboratori, tra mille difficoltà, a portare a termine stagioni di successo».
Sono proprio quelle difficoltà, che hanno segnato la storia del Vecchio Mercato, e che la direzione artistica è sempre riuscita a superare, che adesso sembrano essere più che mai insormontabili: «Difficoltà legate a quella sinergia che non si è mai creata» conclude Silvia Gatti, «con chi avrebbe dovuto e dovrebbe vedere nel teatro una risorsa culturale, e non solo, per il paese».
Un futuro, quello del teatro che ha visto esibirsi, negli anni, nomi del calibro di Giobbe Covatta, Vince Tempera e Paolo Hendel, che sembra non lasciare spazio a grandi speranze.