L'indagine

Traffico di anabolizzanti, atleti e palestre nei guai: il business radicato nel torinese

I contatti avvenivano tra canali criptati di Whatsapp e Telegram. La scoperta dei carabinieri del Nas di Torino.

Traffico di anabolizzanti, atleti e palestre nei guai: il business radicato nel torinese
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Traffico di anabolizzanti, atleti e palestre nei guai: il business radicato nel torinese

Traffico di anabolizzanti, il blitz del Nas

"Operazione Gazolina". E' il nome della complessa indagine dei carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazione e sanità) dei carabinieri di Torino che, grazie ai provvedimenti emessi dalla Magistratura torinese, è scattata nella giornata di oggi, giovedì 14 maggio 2020.

Tre arrestati e 32 indagati, 210 le perquisizioni

L'attività investigativa, che trae origine da una precedente operazione, ha permesso di eseguire 3 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e all'indagine di 32 persone. Sono inoltre 210 i decreti di perquisizione emessi su tutto il territorio nazionale. Ma è proprio a Torino che, secondo le indagini, si sviluppava il "cuore" dell'organizzazione e degli interessi che sono stati scoperti dai carabinieri del Nas.

Il traffico su canali criptati di Whatsapp e Telegram

L'attività degli inquirenti ha permesso di scoprire una fitta rete di contatti che approfittando di chat criptate e canali "civetta" creati ad hoc con applicazioni di messaggistica istantanea, ha permesso un vero e proprio traffico di sostanze illecite su tutto il territorio nazionale.
n particolare, a seguito di alcune preliminari perquisizioni mirate a carico di soggetti ritenuti centrali, veniva rinvenuto e sequestrato un ingente quantitativo di farmaci anabolizzanti, definendo dal punto di vista investigativo, tre distinti filoni di fornitura, che confluivano sul medesimo soggetto, rispettivamente insistenti in Puglia, Sicilia e Veneto.

Lo "smercio"

I tre canali erano gestiti mediante profili Facebook “civetta”, nel quale erano illustrati e pubblicizzati farmaci anabolizzanti al fine di attrarre il potenziale cliente il quale, dopo un primo contatto, veniva indirizzato su una chat criptata. Tutti i pagamenti avvenivano tramite carte Postepay e bonifici Western Union. Le spedizioni dei plichi venivano effettuate tramite ignari servizi di corriere espresso.

I soggetti coinvolti: nei guai atleti agonisti nazionali e titolari di palestre

Nell'inchiesta, quindi, sono emersi coinvolti a vario titolo 210 persone. Tutti soggetti di interesse operativo che risultano ben inseriti negli ambienti sportivi. A livello nazionale e internazionale, tra palestre, personal trainer, body builder, negozi di integratori alimentari e operatori della sicurezza, con precedenti specifici proprio nel campo del doping.
Nella rete si sono finiti dunque anche 74 atleti agonisti iscritti a federazioni sportive, 11 titolari di palestre (su tutto il territorio nazionale) e 4 titolari di negozi di integratori alimentari (su tutto il territorio nazionale).

I reati contestati

A essere contestati sono gli articoli 586 bis del codice penale (Utilizzo o somministrazione di farmaci o altre sostanze al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti), l'articolo 73 del D.P.R. 309/90 (spaccio di sostanze stupefacenti del tipo nandrolone). E, ancora, l'articolo 648 del codice penale (ricettazione), l'articolo 348 del codice penale (esercizio abusivo della professione sanitaria), l'articolo 445 cp (commercio e somministrazione di farmaci in modo pericoloso per la salute pubblica) e l'articolo 443 del codice penale (commercio di medicinali guasti e/o imperfetti).
Nell'ambito dell'attività investigativa è stata inoltre rinvenuta e sequestrata una importante quantità di sostanza stupefacente: un totale di 5 kg di droga tra marijuana e hashish.

L'inchiesta è stata svolta anche in collaborazione con l'Europol che ha consentito di effettuare ulteriori accertamenti anche sui canali esteri.

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