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La protesta

Si incatena al mercato: “Abbiamo bisogno di lavorare. Sono pronto allo sciopero della fame”

Massimo Cirone, operatore extralimentare di Settimo, annuncia la sua protesta per ottenere di riprendere a lavorare nell'area mercatale.

Cronaca Settimo, 23 Marzo 2021 ore 11:09

Massimo Cirone, uno dei rappresentanti del comparto extralimentare del mercato di Settimo ha manifestato contro la chiusura dei banchi nelle aree di vendita

Si incatena al mercato

Si è presentato di buon mattino tra i banchi dell’area mercatale di via Castiglione, ma senza il suo banco di articoli casalinghi. Massimo Cirone, uno degli storici rappresentanti degli ambulanti del settore extralimentare, è ancora fermo con tutti gli altri suoi colleghi. La “zona rossa” e le conseguenti restrizioni agli spazi di vendita hanno fermato, nuovamente anche la sua attività commerciale. Per questo nella mattinata di oggi, martedì 23 marzo 2021, Cirone ha deciso di incatenarsi simbolicamente per protestare contro l’impossibilità di allestire gli spazi di vendita.

“Sono qui per tutelare tutta una serie di lavoratori”

Dopo la manifestazione degli ambulanti che ieri sono scesi in piazza a Torino per sollevare il proprio grido di protesta, il dissenso contro le restrizioni passa quindi anche da Settimo.
“Sono qui anche per tutelare tutti quei lavoratori – spiega Cirone – onesti che non vengono a parlare per paura o per altri motivi. Sono qui per i baristi di Settimo Torinese, per i negozianti, per tutta la gente in difficoltà che oggi non stanno percependo reddito, che hanno figli a carico e che stanno andando in malora. Sono qui per i pensionati che ormai non hanno neanche più diritto di parola: dopo che le loro lotte ci hanno permesso di acquisire tanti diritti”.

“Fateci lavorare, i luoghi aperti sono sicuri”

“La gente deve sapere la verità”, sottolinea Cirone. “Nei luoghi aperti come il mercato di Settimo Torinese il virus non circola, il virus circola nei luoghi chiusi”
“Ci stanno ammazzando economicamente, abbiamo famiglie e figli a casa da mantenere: e siccome abbiamo rispetto dei nostri figli abbiamo bisogno di lavorare, abbiamo bisogno di risposte chiare per poter tornare a svolgere la nostra attività”, spiega incatenato a una transenna di fronte a uno degli ingressi dell’area mercatale cittadina.

“Pronto a incatenarmi in Comune”

Non usa mezzi termini Massimo Cirone e annuncia di essere pronto a portare avanti, a oltranza, la sua protesta.
“Io sono disposto, per la popolazione di Settimo, che mi ha dato tanto in questi anni visto che mi hanno visto crescere in questi trent’anni di attività sul territorio, ad andare a incatenarmi sotto al Comune e sono pronto anche a fare lo sciopero della fame. Io voglio tutelare tutte le persone che mi ha permesso, in questi anni, di costruirmi una famiglia”.

“Io non voglio sostegni da parte dello Stato – conclude Cirone -, io chiedo soltanto di poter lavorare. Dovessi percepirlo senza lavorare sarebbe davvero una mancanza di rispetto nei confronti di tutte quelle persone che purtroppo hanno perso il posto di lavoro e che non possono mangiare. E’ meglio che si sbrighino a interpellare la nostra categoria, altrimenti sono pronto a incatenarmi sotto al Comune di Settimo. Lo faccio per i cittadini di Settimo, perché questa cittadinanza merita questo e altro”.

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