L'inchiesta

L'esercito dei selfie, vanità o patologia? La nostra inchiesta

I dati mostrano che il 92 percento degli italiani è connesso in rete, 35 milioni di persone trascorrono 6 ore al giorno su internet. 

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L'esercito dei selfie, vanità o patologia? La nostra inchiesta. I dati mostrano che il 92 percento degli italiani è connesso in rete, 35 milioni di persone trascorrono 6 ore al giorno su internet.

L'esercito del selfie

Si sa, ormai la nostra vita è online e la maggior parte delle persone ama immortalare i propri momenti quotidiani con un selfie o una «storia» su Instagram. Insomma, addio fotografie, album o chiavette. Le immagini più belle si trovano sui profili social. Ma se questa modalità, da una parte, è veloce e facile da usare, dall'altra non risulta troppo invasiva e pericolosa per chi maneggia costantemente il proprio cellulare quasi come se fosse un prolungamento del proprio arto? Dove finisce lo strumento ludico e dove inizia invece quello patologico? E soprattutto, che cosa rappresenta realmente un selfie?
La Nuova Periferia si è interrogata su quanto sia consapevole l'uso che ciascuno di noi fa dei social e su che cosa si celi in realtà dietro un post o un innocuo scatto.

Tutti gli approfondimenti in edicola da martedì 25 febbraio 2020. 

I dati

Il rapporto annuale realizzato nel 2019 da We Are Social mostra numeri impressionanti: il 92% degli italiani è connesso in rete e ben 35 milioni di persone sono attive sui social. Sei sono le ore trascorse quotidianamente su internet, tra cui circa due ore sui social network. Praticamente quasi un terzo del tempo in cui si è online.
Un messaggio su WhatsApp sostituisce una conversazione faccia a faccia, il selfie diventa l’immagine di un «sé fantasma» che si riconosce solo nell’occhio di chi guarda e i like sotto una foto valgono ormai come indice di gradimento della persona. «Se metto mi piace alla tua foto, allora mi piaci tu». Elementare, insomma. Inoltre, un «banale» selfie è addirittura diventato per molti uno strumento di lavoro e come tale va realizzato nelle migliori condizioni possibili. Ecco quindi che nell’attuale dimensione smart, lo scatto non è più solo il ritratto di un istante realizzato «a tempo perso», ma diventa una compulsione e quasi una necessità che causa la scomparsa del proprio corpo e una sostanziale deprivazione dell’esperienza.

Dietro un giovane «smart», la figura genitoriale

La nostra inchiesta si è poi rivolta ai giovani, ma non solo. Infatti, dietro a un adolescente con il telefono di ultima generazione e attivo su tutte le piattaforme social c'è spesso un genitore che ne autorizza l'utilizzo. Quale è quindi il ruolo di chi ha qualche anno in più? Come vive la situazione quella fascia di popolazione che è invece estranea a questo mondo ma si trova inevitabilmente sommersa da una tecnologia sempre più invasiva? Infatti, ormai, è la fruizione tradizionale che si deve adattare ai nuovi canali per risultare efficiente e competere sul mercato. Un esempio è il mondo della politica, in cui l'account Twitter del «Salvini di turno» diventa strategico per esprimere le proprie posizioni. Dai politici agli influencer, nessuno può più fare a meno dei social e dell'auto-rappresentazione su piattaforme che crescono anno dopo anno.
Ora, dopo le dovute premesse, proviamo ad addentrarci concretamente negli usi, nei rischi e nei limiti di un mondo che è sicuramente più ignoto di quanto si possa pensare. Tutti in posa, un bel sorriso...e si parte!

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