la situazione

La «fuga» degli studenti dalle scuole di Barriera di Milano

«Soffriamo il white flight, la fuga delle famiglie “bianche” è evidente e penalizzante»,

La «fuga» degli studenti dalle scuole di Barriera di Milano

L’allarme è stato lanciato dai dirigenti scolastici della zona nord: «Le famiglie italiane fuggono dalle scuole di periferia. A rischio il diritto all’istruzione». Si chiama ‘white flight’, fenomeno che letteralmente significa “fuga dei ‘bianchi’”.

La «fuga» degli studenti dalle scuole di Barriera di Milano

Nelle scuole della periferia nord di Torino cresce la preoccupazione per un fenomeno che i dirigenti definiscono ormai strutturale: la fuga delle famiglie italiane dagli istituti dei quartieri più fragili. Il caso è esploso durante l’audizione in Comune del presidente dell’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione), Roberto Ricci, chiamato a illustrare i dati sui divari educativi.

«Soffriamo il white flight, la fuga delle famiglie “bianche” è evidente e penalizzante»

A lanciare l’allarme è stato Massimo Cellerino, preside dell’IC Torino II nel quartiere Aurora, cuore della zona nord cittadina.
Qui gli studenti con una storia migratoria alle spalle superano il 70%.
«Soffriamo il white flight, la fuga delle famiglie “bianche” è evidente e penalizzante», ha dichiarato, spiegando che la fine del sistema di ‘zonizzazione’ – che un tempo assegnava gli alunni alle scuole di quartiere – ha accentuato la tendenza delle famiglie a scegliere istituti ritenuti più “equilibrati”.

Il risultato è una concentrazione sempre maggiore di studenti stranieri o di origine straniera negli stessi plessi, soprattutto tra Aurora e Barriera di Milano

Secondo Ricci, i dati raccolti dal 2023 mostrano una forte correlazione tra composizione sociale delle scuole e risultati nei test. Se la dispersione scolastica esplicita in Piemonte è scesa all’8,7%, sotto la media nazionale, la situazione cambia guardando alla dispersione “implicita”, cioè agli studenti che ottengono il diploma senza competenze adeguate.
A Torino la media è del 10,4%, ma nelle macro-aree individuate in base al valore immobiliare si passa da punte oltre il 50% in alcune zone periferiche a percentuali quasi nulle nei quartieri più benestanti. Un divario che si concentra in larga parte nella periferia nord.
«Non riusciamo più a garantire pienamente il diritto all’istruzione», ha denunciato Cellerino, sottolineando come alcuni ragazzi arrivino al termine del primo ciclo senza aver acquisito competenze di base come lettura, scrittura e calcolo. E nonostante i progetti attivati, i risultati restano insufficienti. Situazione analoga all’IC Gabelli di Barriera di Milano: qui quasi l’80% degli alunni non ha cittadinanza italiana e oltre 150 studenti hanno certificazioni di disabilità. «Diventa difficile perfino garantire il diritto all’insegnamento», ha osservato, evidenziando il carico crescente su docenti e strutture. La voce dei dirigenti scolastici è stata ascoltata durante la presentazione del “Patto per la scuola”, un piano promosso dalla consigliera Lorenza Patriarca, che punta a costruire un modello di intervento sistemico contro le fragilità educative.
Intanto, nelle periferie nord di Torino, i dirigenti parlano di un’emergenza quotidiana: scuole sempre più polarizzate, divari crescenti e un diritto allo studio che rischia di diventare diseguale a seconda del quartiere in cui si nasce.