Iniziativa

“Un passo alla volta”, nasce a Settimo un gruppo di auto-aiuto per genitori

Uno spazio di ascolto e condivisione per mamme e papà di bambini con malattie croniche

“Un passo alla volta”, nasce a Settimo un gruppo di auto-aiuto per genitori

Uno spazio di ascolto libero, in cui il dolore possa essere condiviso e non giudicato. È questo l’obiettivo del gruppo di auto-aiuto per genitori di bambini con malattie croniche, nato con la collaborazione dell’associazione Paracaidas e il supporto del centro famiglie.

Di Desirèe Di Monte

Il progetto – dal nome «Un passo alla volta» – prende forma da una proposta di Fabrizio e Stefania, una coppia di genitori che vive in città, e prevede un appuntamento al mese presso gli spazi di via Raffaello Sanzio, con la partecipazione di un mediatore familiare.

Un’esigenza personale diventata progetto

«L’idea nasce da un’esigenza personale. Ad una delle nostre figlie è stata diagnosticata una malattia cronica e durante i vari ricoveri fuori Settimo abbiamo incontrato coppie con lo stesso problema», raccontano, evidenziando di essersi resi conto che «condividere questo dolore con chi vive la tua stessa situazione, aiuta». «Quello che abbiamo capito dalla nostra esperienza è che non si può portare da soli un peso così grande – argomentano -. Quando un genitore riceve la diagnosi di malattia cronica del figlio, si trova ad affrontare un percorso molto incerto tra mille alti e bassi, in cui viene messo in discussione anche quello che è l’equilibrio della coppia».

Affrontare insieme la quotidianità della malattia

Così, il gruppo di autoaiuto mira a creare uno spazio di incontro in cui si possa affrontare insieme, un passo alla volta, la sfida quotidiana di crescere un bambino con una malattia cronica. Un luogo in cui la relazione sia paritaria tra i partecipanti e con un facilitatore che possa fare da sostegno e da contenimento alle dinamiche del gruppo. «Per guarire il proprio dolore va condiviso e quello altrui va riconosciuto, accolto, curato», sottolineano Fabrizio e Stefania, che, attraverso questo progetto, vogliono lanciare soprattutto un messaggio di normalità.

Normalizzare il dolore e parlare senza paura

Un invito non solo a normalizzare la malattia, che si insinua improvvisamente nel nucleo familiare, ma anche a parlarne in modo libero, senza la paura di essere giudicati. «Quando la diagnosi entra nella tua vita, vivi una sorta di lutto del bambino che avevi immaginato», racconta Stefania, spiegando che a quel punto «tutta la famiglia ruota attorno alla malattia». «La tua quotidianità viene stravolta e anche le tue risorse mentali ad un certo punto si esauriscono. Allo stesso tempo, però, è impossibile fare finta di nulla. La patologia va affrontata e guardata in faccia – afferma la coppia – . Per questo motivo, ci piaceva l’idea di dare vita ad un gruppo di persone che parlino la tua stessa lingua, capiscano il tuo stress e i vari sentimenti che si alternano. Da questa nostra esigenza e da quello che all’inizio era solo un barlume di idea, il lumicino è diventata una luce più grande grazie all’aiuto dell’associazione Paracaidas che da anni si occupa della genitorialità. E poi, siamo stati subito sostenuti dal Centro famiglie».

Incontri mensili e una rete di sostegno

E adesso, dopo aver ricevuto il via libera, il progetto è pronto a decollare con incontri a cadenza mensile dalla durata di due ore. «Ci piacerebbe creare una vera e propria rete di aiuto e di sostegno. Il gruppo – concludono Fabrizio e Stefania – vuole essere uno spazio di condivisione in cui si possa condividere un’esperienza drammatica e provare a costruire qualcosa insieme. Per essere più forti».

Informazioni e contatti

Per maggiori informazioni o prenotazioni si può mandare una mail all’indirizzo paracaidas.onlus@gmail.com oppure contattare il numero di telefono 3346251880.