l'intervista

Un caffè (amaro) con Giò Corica «Tradito da quelli del mio partito»

L’ex consigliere a tutto campo, tra passato e presente. E quel paragone tra Elena Piastra e Giorgia Meloni...

Un caffè (amaro) con Giò Corica «Tradito da quelli del mio partito»

Dopo Felice Scavone, Vincenzo Rignanese e Dino Sportiello, arriva Giuseppe Corica, per tutti «Giò». È lui il protagonista di questa settimana della rubrica «A volte ritornano» che La Nuova Periferia sta portando avanti con le vecchie glorie della politica settimese.

Un caffè (amaro) con Giò Corica

E nella rosa delle «vecchie glorie», Corica non poteva mancare. 25 anni trascorsi in Consiglio, tutti all’opposizione, prima nel Movimento sociale italiano e poi in Alleanza nazionale. Attivo anche nelle fabbriche, ripercorre i suoi tempi davanti ad un caffè. Senza zucchero, ma con un po’ di «pepe» pronto per insaporire il dibattito locale. «Ai miei tempi, il consigliere doveva essere un carabiniere e verificare tutto quello che accadeva sul territorio – ricorda -. Bisognava collaborare alla crescita della città, avendo però sempre rispetto degli avversari». Un approccio che, per Corica, adesso non c’è più. «Ormai manca il galateo istituzionale», afferma l’ex consigliere che, a ruota libera, “spara” a zero a destra e a sinistra. Anzi, più a destra che a sinistra. «Gli avversari mi hanno sempre rispettato, mentre quelli che mi hanno tradito sono gli uomini del mio partito», affonda, ragionando anche sull’attuale rapporto con Fratelli d’Italia. «Sono iscritto, ma non c’è più il confronto. In campagna elettorale ho dato una mano, ma forse ora non vogliono più gli anziani. E poi – sottolinea – ci sono troppe correnti. Se partecipo alle loro iniziative? Non ne fanno. Ma, se vogliono, io sono disponibile».

«Tradito da quelli del mio partito»

A questo punto, parlando dei colleghi di partito, Corica fa nomi e cognomi. E più che semplici sassolini, dalla scarpa si toglie dei veri e propri macigni. «Patrizia Furfaro l’avevamo candidata perché non c’erano alternative. Con il Popolo della Libertà, ho avuto un’esperienza pessima. Con lei, ormai, solo buongiorno e buonasera». Non va oltre il cordiale saluto neanche il rapporto con il capogruppo di FdI, Enzo Maiolino. «Anche con lui, “buongiorno e buonasera”. Puntavo molto su di lui, era bravo, l’ho ripescato dopo anni e portato alla ribalta», sentenzia. In Consiglio, tra le fila di FdI, ci sono anche Giorgio Zigiotto e Francesco D’Ambrosio. «Si stanno impegnando, ma è meglio se non mi dilungo», taglia corto. Parole di stima, invece, Corica le spende per alcuni avversari politici. «Silverio Benedetto, un maestro», commenta. E poi, una carezza anche ad Elena Piastra. «È brava, ha le capacità. È il “contorno” che non è equilibrato ma lei è come Giorgia Meloni – afferma -. Mi spiego meglio: senza Piastra, a Settimo, per il centrodestra c’è possibilità di vincere. Un po’ come a livello nazionale: senza la Meloni, il partito si scioglierebbe come neve al sole».
Ed è proprio a Piastra che Corica rivolge un appello, concentrandosi sul tema Ospedale. «Se vuole fare qualcosa di positivo, deve coinvolgere l’opposizione. Non può fare tutto da sola – commenta -. Noi abbiamo fatto tanti sacrifici per questo Ospedale, lo abbiamo fatto dal nulla. Adesso sarebbe bello avere un documento unitario, sottoscritto con tutto il Consiglio».
E infine, inevitabile anche un passaggio su Aldo Corgiat. «È stato un bravissimo sindaco. Se è più bravo lui o Piastra? Corgiat – risponde, secco -. Naturalmente, senza offesa per Elena Piastra».