Saldi, si accendono i motori anche sotto la Torre. Ma con il piede ancora sul freno tra le perplessità di commercianti e clienti.
Saldi invernali
Lo scorso weekend anche a Settimo è ufficialmente partita la stagione dei saldi invernali. Una partenza che, nel centro cittadino, complice probabilmente il periodo di feste, è stata oggettivamente in sordina. «L’inizio dei saldi è un momento sempre particolarmente atteso, dai consumatori ma soprattutto dai commercianti. Quest’anno, complice il calendario, sono arrivati anche prima rispetto agli ultimi anni. Al momento credo sia prematuro fare previsioni», aveva dichiarato nei giorni scorsi Carmen Vizzari, assessora al Commercio, auspicando che «i settimesi prediligano gli acquisti in Città, contribuendo a sostenere il commercio locale in un periodo cosi delicato».
E infatti, in una fase storica come quella attuale, per gli esercizi di vicinato è sempre più difficile non soccombere alla grande distribuzione. In questo contesto, a resistere è soprattutto chi è stato in grado di fidelizzare negli anni la propria clientela. Un esempio è l’Angolo abbigliamento che continua a lavorare nel solco della tradizione di famiglia avviata con l’indimenticato Francesco Cena. «Noi, finché riusciamo, teniamo duro e proviamo a vedere il bicchiere mezzo pieno. Ci accontentiamo di quello che abbiamo ma ci troviamo davanti ad un processo che è inesorabile – analizza lucidamente Paolo Cena -. Riusciamo a stare in piedi ancora grazie ad una piccola percentuale di clienti e cerchiamo di trasmettere un’emozione oltre all’acquisto». Pur resistendo, però, Cena non nasconde le profonde difficoltà del commercio locale. «Dopo il Covid, è cambiato il modo di spendere e anche il settore dell’abbigliamento ne ha risentito. Purtroppo, stiamo assistendo allo svuotamento del passaggio pedonale. Anche il sabato non è più la giornata della passeggiata, perché si preferisce andare prima negli agglomerati commerciali o nei bar – commenta -. Anche la gente la vedo sempre più disaffezionata ai negozi di vicinato ma, nonostante tutto, andiamo avanti e continuiamo a curare il nostro negozio proprio come voleva e come faceva papà».
L’opinione dei clienti
Come raccontato su La Nuova Periferia nelle interviste raccolte da Daniele La Greca, anche i clienti non nascondono delle perplessità sul futuro del commercio locale, soprattutto alla luce delle grandi strutture commerciali che circondano il territorio. «La forza di questi colossi non risiede solo nel numero di vetrine, ma nell’esperienza a tutto tondo che offrono. Il consumatore del 2026 non cerca solo il capo d’abbigliamento scontato; cerca un luogo dove la giornata di shopping possa trasformarsi in un evento sociale – riflette una giovane intervistata -. La possibilità di fermarsi per un pranzo, un aperitivo di tendenza o una cena in famiglia, unita alla comodità di parcheggi sterminati e servizi per l’infanzia, rende i centri commerciali dei competitor quasi imbattibili per il commercio di prossimità».
In questo scenario, il centro storico di Settimo rischia di diventare un’occasione poco sfruttata. Nonostante la qualità dell’offerta e la professionalità dei commercianti locali, molti cittadini tendono a «scavalcare» i negozi di vicinato, attirati dalle luci e dai servizi accessori delle grandi strutture limitrofe. Un altro settimese aggiunge: «I saldi rischiano di non fare la differenza per la maggior parte dei commercianti, perchè la maggior parte dei potenziali clienti ignora che proprio nel piccolo negozio si nasconde spesso la cura del dettaglio e il consiglio personalizzato che il grande magazzino non può garantire; alcuni negozi storici della città, infatti, che negli anni hanno fidelizzato i propri clienti coccolandoli e consigliandoli, subiscono meno il confronto con i grossi marchi».