Attualità
Amarcord storico

Quel legame di riconoscenza della Regina per Castiglione

Dopo la scomparsa di Elisabetta II in tanti hanno ricordato quell’incontro tra la regnante e l’allora sindaco del paese Giuseppe Bosio. Il primo cittadino la incontrò a Palazzo Madama il 9 maggio 1961. Al centro del dialogo il rifugio che i paesani offrirono a 126 soldati inglesi «braccati» dai tedeschi

Quel legame di riconoscenza della Regina per Castiglione
Attualità 17 Settembre 2022 ore 08:30

Quel legame di riconoscenza della Regina per Castiglione.

Regina a Castiglione

Quel giorno che il sindaco incontrò la sovrana inglese. C’era, e ci sarà sempre, un legame profondo tra la Regina Elisabetta II e Castiglione Torinese. Un filo neanche troppo sottile che si è tradotto in «riconoscenza» nel secolo scorso. Una storia che non tutti conoscono e che ha il suo incipit nel cuore del secondo conflitto mondiale.

La storia

Una vicenda che vale la pena di essere riscoperta e raccontata, non fosse altro che per evidenziare i meriti - umani e di solidarietà - di cui si sono coperti i residenti della Castiglione del 1943. Un paese diverso da quello che conosciamo adesso. Una località che si trovava nel «mandamento di Gassino» e che ospitava il campo di prigionia P.G. 112/4 (quello di Settimo era il 112/3, ndr). Ebbene in quel campo della collina si trovavano in stato di prigionia ben 126 soldati britannici, impegnati in lavori di scavo. Sono proprio loro, insieme ai castiglionesi, i protagonisti di questa bella storia di solidarietà da rispolverare e da tramandare. Sebbene il campo di prigionia, secondo le ricostruzioni storiche, si trovasse nel territorio di Gassino (nei pressi di Regione San Rocco) l’area era nel distretto della Parrocchia di Castiglione. Ed è proprio qui che entra in scena un altro protagonista: il parroco. All’epoca dei fatti era don Giuseppe Brovero. In seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943 la situazione ben presto precipitò e l’area fu continuo bersaglio dei colpi di mitraglia e delle bombe nemiche. Così i prigionieri, dopo essere riusciti a scappare dal campo, cercarono scampo in rifugi di fortuna nelle vicinanze, come nelle anse del vicino fiume Po. Fu lì a trovarli don Brovero e, dopo averne conquistato la fiducia, a convincerli a trovare salvezza in paese. «Il Parroco [...], col favore delle tenebre, trasferì il suo gregge, a gruppetti, nelle case delle famiglie del paese di Castiglione», scrisse un corrispondente del Times, come riporta un libro di memorie dello stesso don Brovero. Case, stalle, fienili, i soldati britannici trovarono ospitalità in ogni dove e, anzi, si scatenò una vera e propria corsa alla solidarietà. Ma, nell’escalation della guerra, i carabinieri di Gassino l’11 ottobre riuscirono a catturare 14 soldati inglesi. Sette, addirittura - secondo le cronache dell’epoca - furono fatti scappare intenzionalmente da un appuntato, mentre per gli altri sette scattò il trasferimento in caserma a Torino. I «salvi» continuarono a essere accolti e nascosti da tutta la popolazione. Anche chi, pur non agendo direttamente, conosceva «il segreto» non parlava. Persino i più piccoli furono educati a non rivelare di quell’accoglienza clandestina offerta a chi rischiava la vita per il solo fatto di essere britannico. Nessuno fece la spia, nemmeno quando si arrivò ad offrire 1800 lire per ciascun prigioniero denunciato o consegnato nelle mani delle autorità, pena la fucilazione o il rogo della propria casa.
E ancora, tanti grazie all’intervento diretto di don Brovero e di altri noti personaggi torinesi (tra cui l’avvocato Valdo Fusi, ndr) fautori delle nascenti le nuove associazioni di soccorso, riuscirono a scappare altrove, alcuni si aggregarono alle prime formazioni partigiane - soprattutto nel canavese -. Molti altri, invece, scelsero di non rischiare e di continuare a restare nascosti tra le case e le stalle di Castiglione. I cittadini si dimostrarono solidali a ogni costo: tanto che qualcuno ne ospitò addirittura quaranta nelle sue proprietà. Una solidarietà e un’accoglienza, che furono definite una «eroica carità» senza precedenti e che catturarono l’attenzione del governo inglese e della Regina stessa. Fu proprio questo l’argomento del confronto che l’allora sindaco di Castiglione, il commendator Giuseppe Bosio, potè avere con Sua Maestà Elisabetta II il 9 maggio del 1961. La giovane regina d’Inghilterrà era in visita a Torino per «Italia ‘61» e tra gli invitati a Palazzo Madama per quell’occasione così speciale c’era proprio il primo cittadino. Anche lui tra ministri, autorità civili, militari, gli Agnelli e tanti altri «vip». Quello di Bosio risulta così uno dei pochi nomi che le cronache del Times e degli altri giornali inglesi ritennero degni di nota e quindi di citazione nelle cronache del viaggio della sovrana insieme al suo consorte Filippo. «Il Parroco ed il Sindaco, uniti, furono immediatamente in grado di controllare la situazione», riportò il corrispondente del Times narrando della vicenda dopo l’incontro tra Sua Maestà e il primo cittadino castiglionese. Una storia che inorgoglisce e che a quasi 80 anni di distanza è riemersa dagli archivi e dalle memorie degli «anziani» dopo la scomparsa di Elisabetta II. C’è un pizzico di soddisfazione, oggi come allora, per l’impresa dei castiglionesi che - senza pensarci due volte - contribuirono a salvare vite umane senza avere indugi. Senza perdere tempo davanti alla domanda «Da che parte schierarsi?». Decisero subito, senza esitazione e sì, contribuirono a salvare decine e decine di soldati. E poi, la vita, che curiose coincidenze. La Regina se n’è andata l’8 settembre. Lo stesso giorno, nel ‘43, lo spirito di solidarietà dei castiglionesi si rafforzò per salvare quegli inglesi, senza se e senza ma. Un segno del destino?

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