a volte ritornano

Puppo: «Io nel Pd? Ma mai più, non sono masochista»

L’ex sindaco ripercorre le vicende passate e commenta il lavoro dell’attuale Amministrazione

Puppo: «Io nel Pd? Ma mai più, non sono masochista»

Continua ad essere un corridore nella vita e nel tempo libero, ma guai a chiedere all’ex sindaco Fabrizio Puppo se ha ancora intenzione di «correre» in politica. Specialmente nel Pd.

Puppo: «Io nel Pd? Ma mai più, non sono masochista»

Puppo, giusto per rompere subito il ghiaccio. Non è che, anche Lei, come qualche suo ex collega (Corgiat), ci vuole dire che sta pensando di tornare nel Pd?
«Eh? Non ci ho mai pensato. Per me la politica è prestare un servizio per la città e non utilizzarla per fare carriera. E credo di averlo dimostrato. Ho dato 20 anni alla mia città, iniziando con Giovanni Ossola, ed è più che sufficiente. Me ne sono andato, sto bene così. So che ho degli amici che vogliono entrare, ma io non sono così masochista. Loro fanno bene. Mi sembra solo strana una cosa: se il Pd è davvero così democratico, perché osteggiano il loro rientro? Hanno paura del confronto? Come si suo dire, ai posteri l’ardua sentenza…».
Facciamo un passo indietro. 2019, fine del suo mandato da sindaco. In tanti, anche in questo ciclo di interviste, hanno ricordato il periodo in cui si è trattato di scegliere il candidato. Quale è la sua versione dei fatti?
«Parto da una premessa. I miei 5 anni da sindaco sono stati, dal punto di vista economico, un disastro. Uscivamo dalla crisi, lo Stato non trasferiva nulla. Nonostante tutto, abbiamo portato a casa circa una ventina di milioni di euro di investimenti. Soldi che ci siamo andati a cercare uno per uno. Questo per descrivere il contesto difficilissimo».
In questo contesto, arriva poi la spaccatura nel Pd. Fatta sulla sua “pelle”…
«Sì, io mi sono messo in gioco lo stesso, sapendo quale sarebbe stato il finale. Generalmente, un sindaco che nel primo mandato non fa danni, viene riconfermato. Invece, qui a Settimo, c’era un movimento che lavorava per Piastra. Il Pd, a tutti i livelli, settimese, provinciale, ma anche regionale e nazionale, aveva questo indirizzo. È per questo che dico mai più in quel partito che mi ha abbandonato completamente. Fosse anche l’ultimo partito che rimane sulla faccia della terra, io non mi iscrivo».
Chi l’ha delusa di più?
«Non ho un nome in particolare. Posso dire le persone che, tolto Rivoira, sono state sincere e dirette: Ivo Bissoli e Massimo Bergamini. Sono state le uniche che mi sono venute a dire le cose in modo schietto. Detto questo, sia chiaro, non serbo rancore con nessuno. La politica, purtroppo, è questa roba qui».
Parlando del suo mandato da sindaco. Quale è il progetto di cui è più orgoglioso?
«Intanto, alla fine abbiamo ridotto di qualche milione di euro il disavanzo e chiuso con meno debito rispetto all’inizio. Poi, come dicevo prima, nonostante il contesto difficile, siamo riusciti a portare una ventina di milioni di euro di investimento sul territorio. Cito, in particolare, il palazzetto dello Sport. Ma tra le cose che rimarranno ai posteri, direi anche la pedonalizzazione di via Roma».
Progetti suoi o di quel sindaco ombra, sempre Corgiat, che l’hanno accusata di aver avuto per tutto il suo mandato?
«Il famoso sindaco ombra, per il primo anno, neanche lo avevo sentito. Tant’è che si era pure risentito. Voglio ricordare che una delle prime cose che ho fatto da sindaco è stata riportare la Polizia Municipale a casa dall’Unione Net. E quella era sta una scelta che aveva preso Corgiat. Io ho fatto il contrario. Così, giusto per dirla tutta».
Quindi, si tratta solo di leggende?
«Ma no, il punto è che, a differenza delle nuove generazioni, che preferiscono fare di testa loro e magari anche sbagliare, io ho sempre mantenuto i rapporti con Aldo. E poi c’è anche un altro aspetto importante».
Quale?
«Io avevo una squadra fortissima e per mia scelta ho fatto in modo che la mia Giunta potesse camminare da sola anche senza il sindaco. E per questo, ho delegato moltissimo. Penso sia giusto così».
Anche questa Giunta potrebbe camminare da sola senza Elena Piastra?
«No. Credo che oggi chi regge le sorti del Comune di Settimo si chiami Elena Piastra».
Che rapporti ha con lei?
«Non ho rapporti. Lei fa la sindaca, io il cittadino. Ma se ci si incontra, ci si saluta».
E che idea si è fatto dei progetti che sta portando avanti l’Amministrazione comunale?
«Sicuramente, non avrei costruito una scuola nuova a Borgo Nuovo per buttarne giù una perfettamente funzionante, sulla quale le Amministrazioni precedenti avevano investito qualche milione di euro per metterla a norma. Quel progetto nasce dalla convinzione di Piastra di pensare che la valorizzazione del Borgo Nuovo passi da questo. E non è finita con la scuola».
Vada avanti.
«C’era il centro Aglietta, in via Fantina. Pure quella struttura ci era costata qualcosina per portarla “all’onore del mondo” e svolgeva la funzione che in questo momento sta facendo il “Palatenda” che mi pare dovesse rimanere in piedi per sei mesi, massimo un anno. Ma credo che i Lucani ci balleranno per i prossimi 15. Quindi, riassumendo, andiamo a demolire una scuola funzionante per fare cosa? Per una scuola più grande. Eh sì, anche perché avremo sicuramente sempre più studenti e sempre più bambini che nasceranno. Detto questo, sarà indubbiamente bellissima».
Poi c’è il centro Alzheimer al posto della Pezzani.
«Esatto. Ho letto in giro che qualcuno ha proposto di ricoverarci anche gli ex sindaci. Li voglio ringraziare, almeno sono già a Borgo Nuovo. Ma aspetti, non è finita. Poi è previsto anche un parco nuovo. Bellissimo, per carità. Ma bisogna sempre pensare che, una volta fatti, i parchi devono essere mantenuti. E costa».
Ritornando a parlare, invece, dei suoi progetti, Lei è anche il sindaco della pista ciclabile di via Torino. Un’opera ancora oggi molto discussa. Se ne è pentito?
«Quella non è una pista, ma una corsia preferenziale per i ciclisti che serviva a restringere la strada. Tutto qui. Funzionava benissimo. L’errore, all’inizio, era stato mettere il cordolo. Quello sì, sbagliato».
È stato anche il sindaco che ha chiuso il ponte di Castiglione.
«Sì e abbiamo fatto bene a chiuderlo. È stata un’operazione fatta in tandem con Pignatta, all’epoca sindaco di Castiglione. Ricordo anche quelli che sono andati a reclamare il ponte nuovo, che hanno detto che forse facevano. E boh, magari prima o poi faranno…».
E sulla gestione dell’Ospedale che ne pensa?
«Non voglio entrare nel merito della vicenda, ma se dobbiamo trovare una responsabilità è puramente politica. Mi spiego. Magari non cambiava nulla, ma dai tempi di Corgiat era stato istituito l’assessore alla sanità che, se ci pensate, non ha nessun senso in un’Amministrazione comunale che non ha competenza in materia di sanità. Però, nel momento in cui hai un ospedale e hai delle quote in Saapa, la politica deve essere presente. Lo è stata con Corgiat, con l’assessore Palena. Poi, con me c’era Catenaccio e dei risultati importanti, di cui sono orgoglioso, anche in termini di bilancio, li avevamo raggiunti. Arriva Piastra e non mette l’assessore alla Sanità. Quando ho iniziato a fare il sindaco, al tavolo di Saapa sedevano Asl To2, To4, la cooperativa Frassati, il sindaco di Settimo, l’assessore alla Sanità, quello alle Partecipate e il direttore di Saapa, che era Corgiat. Su 7 soggetti, 4 diciamo che erano settimesi e forse un po’ di controllo c’era. Dal 2019 in avanti, a quel tavolo andava la sindaca credo accompagnata da un medico. Magari, sarebbe successo lo stesso tutto quello che poi è capitato, ma a quel tavolo la politica aveva perso il controllo».
Chiudiamo rispolverando una vecchia intervista ai nostri taccuini. Due anni fa, parlando dei 5 Stelle, li definiva “zerbini” del Pd. Lo pensa ancora?
«Perché, ci sono ancora i 5 Stelle? Esistono?».