La questione del trasporto ferroviario a Settimo Torinese torna al centro del dibattito pubblico, alimentata dalla petizione promossa dal Comitato Pendolari e dalle successive repliche arrivate dalla Regione Piemonte.
Pendolari di Settimo Torinese in protesta
Al centro della discussione c’è una richiesta precisa: l’introduzione della fermata dei treni Regionali Veloci sulla tratta Torino–Milano nella stazione cittadina.
Secondo i promotori dell’iniziativa, Settimo Torinese rappresenta un nodo fondamentale dell’area metropolitana, non solo per i suoi residenti ma anche per l’utenza proveniente dai comuni limitrofi come San Mauro, Castiglione e Gassino. Una centralità che, però, non troverebbe adeguato riscontro nell’attuale assetto del servizio ferroviario.
La petizione: oltre 600 firme
La raccolta firme lanciata da Francesca Zappulla ha superato le 600 adesioni. L’obiettivo è chiedere che una parte dei treni Regionali Veloci diretti a Milano effettui fermata a Settimo Torinese, riducendo così la dipendenza dai nodi di Torino Porta Susa e Chivasso.
Nel testo della petizione si evidenzia come la città sia servita esclusivamente dalle linee SFM1 (Rivarolo–Chieri) e SFM2 (Pinerolo–Chivasso), considerate però insufficienti per garantire un servizio stabile e competitivo verso i grandi collegamenti nazionali.
Il Comitato sottolinea inoltre la frequenza di ritardi e cancellazioni, citando i dati del 2025 e dei primi mesi del 2026, e richiama anche le interruzioni programmate sulla SFM2 nei mesi tra maggio e luglio 2026, che secondo i promotori aggraverebbero ulteriormente la situazione.
Un altro punto contestato riguarda la struttura delle fermate dei Regionali Veloci: alcuni convogli effettuano stop in stazioni lombarde di dimensioni ridotte rispetto a Settimo, elemento che viene letto come una disparità nella gestione del servizio.
La risposta della Regione
Dall’assessorato ai Trasporti guidato da Marco Gabusi arriva una posizione netta: l’attuale configurazione del servizio ferroviario regionale sarebbe già strutturata per garantire equilibrio tra velocità, capillarità e frequenza.
Nel dettaglio, la Regione distingue tra:
- servizi SFM, destinati alla mobilità metropolitana con fermate ravvicinate;
- treni regionali, per i collegamenti locali;
- Regionali Veloci, pensati per i collegamenti rapidi tra poli principali.
In questo schema, la fermata di Settimo sui treni Torino–Milano non sarebbe prevista, poiché i Regionali Veloci devono mantenere un numero limitato di stop per garantire tempi di percorrenza competitivi.
L’assessorato sottolinea inoltre che Settimo è già servita da un elevato numero di corse SFM, con oltre 100 treni giornalieri complessivi sulle linee SFM1 e SFM2, considerate sufficienti a garantire l’accessibilità al nodo torinese e agli interscambi.
La replica dei pendolari
La risposta regionale non ha convinto il Comitato Pendolari, che ha rilanciato criticando l’impostazione del documento dell’assessorato.
Nel nuovo intervento, il gruppo definisce la risposta “non aderente alla realtà quotidiana” e contesta l’idea che Settimo sia adeguatamente servita. A supporto vengono richiamati i dati sulle soppressioni della linea SFM1, indicata come la più problematica del sistema metropolitano, con oltre mille cancellazioni nel 2025 e ulteriori disservizi nei primi mesi del 2026.
Anche la SFM2 viene descritta come una linea instabile, più volte segnalata da associazioni di settore tra le criticità del trasporto ferroviario piemontese.
Il Comitato evidenzia inoltre quella che considera una contraddizione politica: da un lato il diniego alle fermate dei Regionali Veloci a Settimo, dall’altro l’introduzione o il sostegno a fermate analoghe in altri territori, anche di dimensioni più ridotte.
Da un lato la Regione difende l’attuale modello ferroviario come sistema coerente e già strutturato; dall’altro i comitati cittadini chiedono un adeguamento dell’offerta alla crescita del bacino d’utenza dell’area settimese.