Settimo

L'ex sindaco sull'ospedale: "Siamo a un passo dalla bancarotta e dal perdere i servizi sanitari"

Aldo Corgiat non si risparmia e attacca tutti, dal Comune alla Regione

L'ex sindaco sull'ospedale: "Siamo a un passo dalla bancarotta e dal perdere i servizi sanitari"
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L'incontro sulla sanità svoltosi nei giorni scorsi su iniziativa di "Insieme per Settimo" si è trasformato inevitabilmente nella cornice in cui parlare delle sorti dell'ospedale che, ormai, in città, rappresenta la madre di tutti i temi. Soprattutto alla luce delle recenti vicissitudini.

La situazione

"Sanità territoriale: quali sviluppi per il nostro territorio?" questo il titolo dell'incontro promosso dalla lista civica negli spazi di via Raffaello Sanzio. Un dibattito che ha permesso di riflettere sulla tenuta di un sistema sanitario nazionale prossimo al collasso ma anche sulle ricadute della crisi a livello locale che, sul territorio di Settimo, alla luce della vicenda legata al nosocomio di via Santa Cristina, sono un tasto decisamente dolente.

Dall'asta andata deserta alla notizia trapelata in merito all'impossibilità di pagare la rata del mutuo di questo mese, quella che aveva come scadenza il 30 giugno.

Corgiat parla di "bancarotta"

A commentare lo stato dell'arte della sanità nazionale e poi quella locale è stato l'ex sindaco Aldo Corgiat che, senza mezzi termini, per quanto riguarda l'Ospedale di Settimo ha parlato di «bancarotta».

"Quel comunicato stampa - ha detto in riferimento alla dichiarazione diffusa nei giorni scorsi dall'assessore regionale Icardi che demanda tutte le responsabilità ai liquidatori - non mette nulla di nuovo rispetto al gioco che Comune e Regione si sono fatti in questi due anni. Uno che scarica all'altro le responsabilità e tutte e due dicono che è un problema dei liquidatori. Il problema non è dei liquidatori ma dei soci di quella società che, quando erano persone normali, questi problemi li risolvevano".

"Noi stiamo, ogni giorno - prosegue Corgiat - accumulando debiti in quella società e di nuovo sono debiti che pagheranno i cittadini. Quella società, grosso modo, oggi sta perdendo 50-60.000 euro al giorno che vengono aggiunti a quello che ha già perso. Noi siamo, credo, già oltre i 10 milioni di euro di perdite che vanno ripianate".

"Io credo – sentenzia Corgiat, senza troppi giri di parole - che ci siano gli elementi per incominciare a parlare di bancarotta perché è evidente che dal momento in cui chi dovrebbe assumere dei provvedimenti li ritarda o non li assume, qualcuno dovrà verificare se poteva fare diversamente. Se poteva fare diversamente, quell'inerzia è ancora più grave perché si tratta di una struttura pubblica".

"La situazione è grave"

Ma non è tutto, perché Corgiat denuncia anche il procrastinare delle decisioni a distanza di un mese dagli esiti di una gara «che avevamo denunciato anche come comitato, che era stata messa ad un livello che nessuno capiva, ma proprio nessuno». «Abbiamo fatto le riunioni con tutti, nessuno ha saputo dire perché è stata messa a 50 milioni di euro quella gara. Oggi ci troviamo una gara di 50 milioni che è andata deserta e a distanza di un mese non è stato fatto nulla. Hanno fatto due assemblee e si continua a dire che si rimanderà. Qui, ogni giorno, i cittadini di Settimo, e lo devono sapere, stanno mettendo soldi dentro una struttura che sta andando a picco. Io credo che sia un fatto grave, che vada denunciato», ribadisce l'ex sindaco, ricordando la proposta avanzata dal comitato «Salviamo l'Ospedale».

Quella di fare «una gara alla luce del sole, non con le 13 offerte già messe in cassaforte che nessuno sa quali siano». «Anche questo – dice - bisogna dirlo con chiarezza perché a gennaio sono riusciti a mettere 13 o 15 offerte in cassaforte e nessuno sa chi è che ha offerto qualche cosa. Talmente trasparente che, poi, le stesse imprese che a gennaio han detto che volevano offrire a maggio non si sono presentate. A che gioco giocano questi signori?».

«È evidente che su questa vicenda oggi c'è un problema serio di relazioni fra Comune di Settimo e Regione Piemonte. E il Comune di Settimo non può cavarsela, nei suoi comunicati stampa, dicendo che è sempre stato contrario perché io voglio vedere un esposto del sindaco. Perché se lo faceva il sindaco era sicuramente più efficace di quello che ha fatto Corgiat con Bisacca. E se non l'ha fatto una ragione c'è. Perché se non le avessimo parlato, potrebbe dire “non lo sapevo”. Glielo abbiamo pure detto. C'è un problema di responsabilità che, ormai, ha superato il limite. Quando qualcuno dice che la Regione comprerebbe l'ospedale, guardate che quell'ospedale è già della Regione. La garanzia dei 27 milioni di mutuo li ha messi tutti la Regione Piemonte. Quindi, quell'ospedale, anche tecnicamente, è già della Regione Piemonte. Non solo, la partecipazione di maggioranza era già della Regione tramite le due Asl. Quindi, che cosa compra? Le cose già sue? È un modo per mascherare il fallimento».

"I cittadini perderanno servizi"

Infine Corgiat riflette anche sulle sorti dei servizi sanitari presenti al piano terra del nosocomio. «Se accade tutto questo, è evidente che quello che si apre è un problema molto serio di dove andranno i servizi sanitari che in quello ospedale ci sono. Perché le cose dette dal dottor Salvi sono bugie. I 2200 metri quadri di superficie di quello ospedale al piano terra non sono oggi collocabili e i cittadini di Settimo perderanno quei servizi. Non possono continuare a menarci per il naso. Allora, io credo che questa sia la dimostrazione non solo che avevamo ragione, una scarsa soddisfazione, ma il fatto che la proposta che abbiamo messo sul terreno è l'unica proposta praticabile. Abbiamo una soluzione e tutto questo perché dobbiamo farlo? Perché per il sistema sanitario di questo territorio quell'ospedale li è fondamentale. Il sistema è uno solo, c'è una filiera, e purtroppo il malato che entra nell'ospedale ha bisogno di una struttura per essere dimesso. Noi dobbiamo fare i piccoli sforzi che possiamo fare, continuando a insistere su questo tema, nei confronti di cittadini che le tasse le hanno versate e oggi – conclude - avrebbero anche bisogno di avere un po' di servizi».

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