Ha 26 anni, si occupa di Istruzione e Bilancio nella Giunta di Gassino, ed è l’assessora più giovane dei nostri territori. Elena Casciano non parla solo da donna, ma su di lei sono calati almeno altri due aspetti cruciali: la carica istituzionale che ricopre nella sua città e il fatto di essere molto giovane.
L’assessora Casciano: «C’è chi pensa sia la figlia del sindaco»
«L’Amministrazione in cui sono è molto attenta su questi temi e non ho particolari difficoltà, ma indubbiamente questo è un mondo in cui è ben rimarcata la prevalenza maschile. E nel mio caso influisce la giovane età – ammette l’assessora -. Noto che fa strano vedere una ragazza giovane in questo mondo e i primi tempi, quando ero vicino al sindaco o ad altri assessori, mi si chiedeva se fossi la figlia di uno di loro. Si dà per scontato, non per forza in malafede, ma quasi in automatico, che una ragazza giovane è più facile che sia una figlia che una collega».
Casciano, dunque, sottolinea come non sia ancora facile immaginarsi una ragazza giovane in un contesto politico o istituzionale e su questo – sottolinea – «ci sono ancora dei passi da fare».
L’8 Marzo, comunemente detto Festa della Donna, in realtà non è una festa ma è la Giornata dei diritti della donna
Ma l’assessora riflette anche su quanto spesso sia ancora più facile complimentarsi con una ragazza per il suo aspetto fisico piuttosto che per le sue competenze. «Molto spesso è più facile dire “quanto sei carina”, piuttosto che “quanto sei brava, stai facendo bene il tuo lavoro” e questo è un aspetto su cui si deve migliorare. Anche perché un uomo non viene commentato prima sull’aspetto fisico ma solo sulle sue competenze», rimarca Casciano, richiamando quelle che apparentemente possono sembrare «piccolezze» o «superficialità». Ma, in realtà, dietro quell’automatismo, si cela ancora una società che ha tanto su cui lavorare. E per l’assessora gassinese un discorso analogo vale sulla terminologia che si sceglie di usare. «Il fatto che mi si chiami assessora non cambia nulla rispetto al mio ruolo ma è un piccolo dettaglio, un piccolo gesto di attenzione per iniziare a rendere il contesto sempre più inclusivo. Sono scelte linguistiche che possono rappresentare un segno di sforzo – commenta -. L’8 Marzo, comunemente detto Festa della Donna, in realtà non è una festa ma è la Giornata dei diritti della donna. È la rivendicazione di un processo in corso e il fatto che serva questa ricorrenza dimostra che la società è sì in cambiamento, ma non siamo ancora arrivati ad un punto di svolta».