«Il mio curriculum? Sono stato in politica per 10 anni, prima da capogruppo e poi da vicesindaco con Corgiat. Non avevo una grande esperienza, eppure al primo giro sono stato il terzo più votato, arrivando dietro solo a Silverio Benedetto e a Pino Palena. Al turno successivo, arrivai addirittura secondo. A tanti, questi miei risultati elettorali, hanno dato fastidio. Io, invece, ancora oggi, me ne vanto». È lui, il solito Pietro Lapertosa. Sicuro di sè, schietto, senza peli sulla lingua, pronto a difendere la politica di una volta. Quella faccia a faccia, davanti ad un caffè. L’ex vicesindaco di Aldo Corgiat, ormai lontano dalla scena politica, oggi continua a fare l’osservatore arbitrale. «Ho il piacere con la “P” maiuscola di dire che tanti arbitri di serie A, come Piccinini e Ayroldi, li ho promossi io», sottolinea.
Lapertosa e l’invidia degli Dei «Davo fastidio…pure ai miei»
E per richiamare la metafora calcistica, è dalla tribuna (politica) del Var che Lapertosa ripercorre la sua esperienza politica in Giunta e anche alcuni episodi che, in diverse occasioni, lo hanno fatto finire nell’occhio del ciclone. E al centro di polemiche da «cartellini gialli».
Pietro Lapertosa, com’era la politica ai suoi tempi?
«Io ero un pivello, ma ero attorniato da volponi e si faceva in fretta ad imparare. I “volponi” c’erano sia in opposizione che in maggioranza, dove erano presenti tutti quelli che rappresentavano la sinistra settimese. Ho preso tante di quelle mazzate. Si sono divertiti alle mie spalle e dovevo stare attento a come parlavo. Io però ero candido, trasparente. La stessa maggioranza mi vedeva come nemico, hanno cercato di farmi le scarpe e dopo dieci anni ho lasciato, ho detto “avanti un altro”».
Tra gli episodi che l’hanno vista finire al centro delle polemiche, c’è quello in cui l’accusavano di aver “sparato” alle nutrie. Come erano andate le cose?
«C’era la bealera vicino viale Piave e un cittadino mi chiese di poter fare qualcosa per risolvere il problema delle nutrie. Io lo avevo appoggiato ma non lo avessi mai detto. Dicevano che io sparavo alle nutrie. Non scherziamo».
Quindi, oggi, possiamo dire che non ha mai sparato alle nutrie?
«Ma assolutamente no. Mi davano addosso per qualsiasi cosa. Anche solo per come avevo allestito il mio ufficio, me lo invidiavano tutti, era meglio dell’ufficio del sindaco. Oppure, se parcheggiavo male, facevano la foto e la inviavano ai giornali. Davo fastidio a tanti, soprattutto all’interno della sinistra. Ad esempio, anche Giancarlo Brino ha fatto di tutto per “prendermi” il posto».
C’era un po’ di invidia?
«Sì, hanno fatto di tutto per screditarmi. Ricordo l’episodio dell’alluvione, che poi non era un’alluvione. Io quel giorno ero fuori per lavoro, ma ero comunque in contatto telefonicamente con la Prefettura, la Protezione Civile. Eppure, ero stato assediato perché mi trovavo fuori e non ero in città. L’importante era attaccarmi, volevano abbattermi. La gente si domandava come facevo a prendere i voti io che a Settimo non ero nessuno».
E come faceva?
«Io la gente la guardavo in faccia, giravo nelle case, credevo ancora nelle strette di mano. Non come si fa oggi con i social, ma io le persone le guardavo negli occhi ed è per questo motivo che loro avevano fiducia in me».
C’è un progetto che ha portato avanti in Giunta e di cui va particolarmente orgoglioso?
«Sicuramente il lavoro portato avanti con la Protezione civile, con le associazioni. C’era anche un progetto “Antenne” sulla sicurezza in città. Il tema, però, è che non potevi prendere iniziative perché c’era la vecchia guardia che comandava».
Quindi, è stata un’azione un po’ limitata?
«Sì, io ero anche inesperto, ma comunque ho accettato l’incarico che mi era stato affidato. Poi, sostituivo Corgiat fuori Settimo. Sempre con molto stile ed eleganza. Lo stesso Corgiat, quando camminavamo per il centro, era invidioso di me perché tutti salutavano e abbracciavano me e non lui. Per questo dico che dovevano abbattermi, ero diventato scomodo. Avevo troppa visibilità, anche se poi non appartenevo a nessun partito politico».
Beh, ad un certo punto era stato allontanato dalla Giunta per una considerazione che aveva fatto quando a Settimo era arrivata una vigilessa.
«Allora, ve lo spiego subito. In quel momento, eravamo scarsi di personale, tutti i cittadini si lamentavano. C’era un vigile che aveva chiesto un cambio da Settimo con un’altra giovane collega che sarebbe arrivata da fuori. Non avevo nulla in contrario rispetto a questo cambio, mi ero solo limitato a dire che bisognava pensare al fatto che magari, essendo molto giovane, ad un certo punto, con l’arrivo di un bambino, ci saremmo potuti ritrovare nell’organico con una persona in meno. Non era assolutamente un attacco sessista, ma non l’avessi mai detto. Apriti cielo. Ero stato attaccato da Caterina Greco che, attenzione, era in maggioranza con me. Lei, teneva la porta dell’ufficio sempre chiusa. Io, invece, aperta. Ricevevo tutti».
Ma oggi la segue ancora la politica?
«Seguo quella nazionale, ma Settimo non mi appassiona più. A livello locale, credo sia giusto che ci sia stato questo cambio generazionale, anche se c’è da dire una cosa. Adesso, fare l’assessore è un posto di lavoro a tutti gli effetti. Ai miei tempi, prendevo 600 euro e li spendevo tutti offrendo da bere alle persone. Oggi, invece, le cifre non sono più queste. Un assessore guadagna intorno ai 2000 euro, un sindaco anche di più. Il punto è che non c’è il giusto mix».
Cosa intende?
«In quelli di oggi, vedo il me dell’inizio. Il tema è che ai miei tempi c’erano quei “volponi” di cui parlavo prima, gente con una certa esperienza, che faceva politica vera. Oggi sono tutti giovani, io personalmente non conosco neanche tutti i nomi. Per carità, tutti bravi ragazzi, tutti studiosi di belle speranze ma è come fare una squadra di calcio solo con giovani ragazzi. Per ottenere dei risultati, servono anche quattro o cinque top player. A questa Giunta va bene che l’opposizione non c’è».
Di Elena Piastra, invece, cosa pensa?
«Elena Piastra è una brava ragazza, una persona perbene ma è anche un’arrivista. Adesso che finisce i suoi dieci anni, bah, che farà? Provincia? Regione? È un personaggio che ha creato Corgiat e io ad Aldo lo ricordo sempre. Gli dico “guarda che tu l’hai creata, e solo tu la puoi fermare”».
E se Corgiat, come ha dichiarato, dovesse rimettersi in gioco e rientrare nel Pd?
«Gli ho detto che se si rimette in gioco, e mi vuole chiamare, io ci sono. Scherzo dai, non riuscirei più a dargli una mano. Ma anche perché, ormai, rispetto alla politica, ho delle idee diverse».
Ma, per riprendere un vecchio slogan, Settimo è ancora bella da vivere?
«Me lo dovete dire voi, io sinceramente non è che la frequento tanto. L’unica cosa che noto è che ci sono troppi parcheggi a pagamento. Dai, è un’esagerazione. La sosta andrebbe gestita diversamente».
Torniamo a parlare dell’opposizione. Come la giudica?
«Non esiste».
Ma i consiglieri di minoranza li conosce?
«No, non so neanche chi siano. Quanti sono? Li vedo ogni tanto, in qualche foto in cui con il dito indicano il marciapiede rotto».
Si riferisce a Giorgio Zigiotto? Tra l’altro, è uno che era presente anche ai suoi tempi…
«Sì, Zigiotto. Alla mia epoca, non è mai riuscito ad entrare, adesso ce l’ha fatta. Non so quanti voti abbia preso, ma io per fare il suo stesso risultato non mi sarei dovuto impegnare più di tanto. Dai, di che cosa parliamo?».
Ma quindi, se oggi Lapertosa tornasse in campo, quanti voti prenderebbe?
«Quanti ne ha presi quella che è stata la più votata alle ultime elezioni?».
Oltre 700. Ed è stata Chiara Gaiola.
«Starei al suo passo. Come minimo».