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La Settimo del futuro sarà progettata dai bambini

L’Amministrazione è pronta a sperimentare un modello urbano pensato con gli studenti di quarta e quinta elementare

La Settimo del futuro sarà progettata dai bambini

«La città dei bambini è un atto di civiltà ed è una città in cui i bambini vengono coinvolti, come categoria sociale, in tutti i processi che li riguardano. Questo perché una città a misura di bambino è sicuramente una città che va bene anche per tutte le altre persone». Così, Alessandro Raso, titolare dei Lavori pubblici ma anche della delega alla Città dei bambini e delle bambine, lancia un ambizioso progetto che punta a rivoluzionare i processi decisionali nella macchina amministrativa.

La Settimo del futuro sarà progettata dai bambini

Il progetto muove i primi passi dalla Carta dei diritti dei bambini votata dall’Onu e poi ripresa da Francesco Tonucci, ricercatore del Cnr, nel 1991 per valorizzare i diritti dei bambini che «devono essere ascoltati come categoria sociale». Dopo l’illustrazione in Commissione, nel Consiglio di fine gennaio verrà votata l’adesione alla Rete dei bambini e delle bambine e presentato un percorso che porterà i bimbi del territorio, di età compresa tra i 9 e i 10 anni, ad avere un ruolo attivo sul territorio. «A Settimo abbiamo già il Consiglio comunale dei ragazzi che è un’ottima iniziativa ma ha un ruolo di educazione civica. In questo caso – illustra Raso -, c’è una differenza enorme perché il Consiglio dei bambini e delle bambine avrà un potere consultivo e il loro voto avrà lo stesso valore di quello dei consiglieri. Sarà uno strumento in mano del sindaco che potrà utilizzare ogni volta che lo riterrà opportuno. Faccio un esempio: dobbiamo rifare la viabilità in via Fantina, può avere senso sentire i bambini dato che davanti c’è la scuola? Noi riteniamo di sì». Il Consiglio sarà formato da 20 bambini che verranno sorteggiati dalle scuole di Settimo. «Abbiamo scelto di coinvolgere le quarte e quinte elementari perché quello è il periodo in cui lo sviluppo neurosensoriale è ai massimi livelli e le idee non sono ancora mediate dagli adulti». L’obiettivo, dunque, è rivendicare l’autonomia di pensiero dei più piccoli. «Le loro idee, naturalmente, verranno mediate da persone formate e il progetto punta a ridurre lo spazio delle città dedicato alle strade per restituirlo ai bambini», ha aggiunto Raso, puntualizzando, rispetto alla copertura finanziaria che , «come progetto ci costerà pochissimo, al netto della formazione che ammonta a pochissime migliaia di euro».

I progetti

All’approccio educativo del progetto si incrociano, parallelamente, le ricadute visibili in città. E un esempio lampante è la piazza scolastica inaugurata l’anno scorso fuori la Giacosa, in via Buonarroti. «Come Amministrazione, abbiamo conosciuto la Città dei bambini e delle bambine nel 2020 grazie a Giulio Pascali e la piazza scolastica davanti alla Giacosa risponde pienamente a questo progetto. In quella zona, abbiamo ristretto il passaggio delle auto per permettere ai genitori e bambini di stare in sicurezza, per rallentare la velocità delle auto e poi perché vogliamo rendere difficoltosa la sosta davanti alle scuole», ha argomentato Raso, esplicitando una chiara visione politica che mira a disincentivare l’utilizzo delle auto. In questa logica, si muove anche l’istituzione delle zone a 30 km/h. «Vogliamo dare priorità ai pedoni e ai ciclisti», aggiunge l’assessore, presentando così un nuovo modello di città che vede i bambini come protagonisti attivi. «Anche il parco Iotti è stato progettato con loro e non a caso quello è uno dei parchi più utilizzati a Settimo – spiega -. Con questo, non vogliamo dire che tutta la città verrà messa sotto sopra ma si procederà per gradi. Una volta che verrà approvata l’adesione all’interno della Rete, ci sarà un periodo di formazione per la Giunta e per gli operatori. L’auspicio è quello di riuscire a partire con il primo progetto già a settembre 2026. A quel punto, il Consiglio dei bambini avrà due anni di tempo per lavorarci ed entro i due anni successivi dovrà essere realizzato così come ci verrà presentato e consegnato».
Incalzato sulla vicenda, l’assessore difende il valore sociale e politico di un progetto in cui potrebbe essere opinabile il ruolo di responsabilità affidato ai bambini. «Ci sono bambini di tre anni in grado di coniugare già i verbi. Loro ci dicono quello che è il loro punto di vista, poi siamo noi adulti che valuteremo – replica -. Abbiamo deciso di “volare in alto”, consapevoli del fatto che sarà un progetto dirompente che farà “male” anche agli adulti. Ma ci crediamo».