Lettera aperta di don Manella verso l'arrivo in collina

Il nuovo parroco scrive a non credenti e lontani dalla Chiesa: «Non voglio convincervi, ma dirvi che ci sono»

Don Giovanni Manella guiderà da ottobre le parrocchie di Castiglione Torinese, Gassino, Rivalba, San Raffaele Cimena e Castagneto Po

Il nuovo parroco scrive a non credenti e lontani dalla Chiesa: «Non voglio convincervi, ma dirvi che ci sono»

Una lettera aperta rivolta ai non credenti, agli atei, a chi non appartiene a confessioni religiose e a quanti si sentono lontani o sono stati allontanati dalla Chiesa. A scriverla è don Giovanni Manella, che dal prossimo ottobre diventerà parroco delle parrocchie nei Comuni di Castiglione Torinese, Gassino, Rivalba, San Raffaele Cimena e Castagneto Po.

Il nuovo parroco scrive a non credenti e lontani dalla Chiesa

«Mi chiamo don Giovanni e dal prossimo mese di ottobre sarò parroco delle parrocchie nei comuni di Castiglione Torinese, Gassino, Rivalba, San Raffaele Cimena e Castagneto Po. Ho 45 anni di età, prete da 20 anni e arrivo in queste terre torinesi dopo 12 anni molto intensi, trascorsi come parroco, a Carmagnola».

Prima del proprio ingresso ufficiale, il sacerdote ha scelto di rivolgersi anche a chi non frequenta la Chiesa, invitandolo alla celebrazione in programma sabato 3 ottobre.

«Ho pensato, prima del mio ingresso ufficiale, di scrivervi poche righe per invitarvi alla celebrazione del mio ingresso come parroco, sabato 3 ottobre prossimo alle ore 16 nella piazza del mercato di Gassino, con la presenza dell’arcivescovo di Torino, perché mi sento e voglio, per quanto potrò, essere vicino anche a tutti voi».

L’incontro con chi è fuori «dal giro Chiesa»

Nella parte centrale della lettera don Manella racconta gli incontri avuti negli anni con persone che non si riconoscono nella Chiesa e che hanno esperienze e posizioni anche molto distanti. La sua passione per la montagna gli ha permesso di conoscerne molte nei rifugi e lungo i sentieri, facendo emergere un terreno comune: la passione per l’uomo e per ciò che è umano.

«La mia prima e grande passione per la quale cerco di spendere la mia vita è Gesù, che si presenta dentro la storia di questo mondo come Dio che si è fatto uomo. Fatto uomo! Quanto vale l’uomo – mi trovo a considerare spesso – se Dio ha scelto di diventare come noi! Per questo comprendo che per ogni cristiano, a maggior ragione per un prete, l’attenzione va rivolta alla storia di ogni persona, all’umano che c’è in ognuno, anche quando la sua vita si mostra intricata, tortuosa e persino deformata».

Don Manella chiarisce di non voler offrire, almeno inizialmente, risposte o soluzioni, ma di voler condividere ciò che di grande appartiene alle esistenze di ciascuno e cercare insieme ciò che è vero e buono.

«Nella Chiesa ho trovato una grande famiglia e una compagnia per la vita, ma sono cosciente che per altri le cose non stanno così, per tante ragioni diverse; non voglio convincervi o tirarvi dentro, ma solo dirvi che ci sono, che farò del mio meglio per ascoltarvi e condividere questo tempo per come ne sono capace, pur con i miei limiti».

Una Chiesa come «ospedale da campo»

Il futuro parroco richiama quindi la definizione di Chiesa come «ospedale da campo» utilizzata da papa Francesco.

«Desidero – e provo a farlo – che ogni ferito, ma anche ogni feritore, possa trovare nelle parrocchie uno spazio dove possa sentirsi accolto, ascoltato, libero di entrare e uscire, perché in ognuno abita in prima battuta il desiderio di essere felice, di sentirsi guardato e amato così come è».

«Come battezzato e come prete sono convinto della bellezza del Vangelo e che questo sia fatto per ogni uomo e per ogni donna, ma proprio questo non solo non mi impedisce, piuttosto mi spinge, senza paura, a provare a farmi vicino a ognuno, sapendo che il primo modo di amare non è dare qualcosa, ma sforzarsi di comprendere».

Don Manella annuncia infine la volontà di organizzare occasioni di incontro, ascolto e dialogo con chi non si riconosce nel mondo della Chiesa, nel rispetto delle differenti posizioni.

«Non amo molto mettere etichette o categorie con le quali identificare le persone, ma mi piacerebbe, nel tempo che verrà, proporre qualche occasione di incontro, ascolto e dialogo reciproco per quanti non si riconoscono nel grande spazio della Chiesa, ognuno con le sue posizioni e punti di vista, perché credo sia sempre molto bello potersi ascoltare e raccontare».

La lettera si conclude con un messaggio di apertura: «Con amicizia vi porto nella mia preghiera e nel mio cuore, nella speranza di poterci incontrare».