Per restare nell’ambito della digitalizzazione, potremmo dire che sulla mozione che propone le sedute in smart working, tra maggioranza e opposizione, non c’è stata «connessione».
I «sospetti» sullo smart working politico
E così, durante l’ultimo Consiglio comunale di Settimo Torinese, il dibattito si surriscalda proprio sul documento presentato dal Pd. Nel dettaglio, la mozione introduce una modifica al regolamento comunale per sperimentare i Consigli comunali in smart working per i consiglieri neogenitori, per chi ha una condizione di disabilità riconosciuta dalla legge 104 oppure in caso di scambi internazionali per motivi di studio. «La possibilità di utilizzare gli strumenti telematici è una risorsa utile e concreta per rendere un’Amministrazione partecipata», ha illustrato il consigliere Dem Antonio Augelli, parlando di «un atto dovuto per garantire il pieno esercizio delle funzioni».
L’opposizione
Una mozione che l’opposizione contesta sia nel merito ma anche nel metodo. «C’è un’evidente scorrettezza istituzionale. Era stato detto che il nuovo regolamento sarebbe stato condiviso prima in Capigruppo e poi in Commissione. Non si può cambiare il regolamento senza un confronto. Credo che sulle tematiche ci sia stato uno scontro anche tra di voi», interviene Moreno Maugeri, chiedendo «il ritiro della mozione». «Come fa a sapere di conflitti interni? Ha la sfera di cristallo? – replica la capogruppo del Pd, Elena Ruzza -. Tutti possiamo diventare temporaneamente disabili e se succede, allora, non ho diritto di portare avanti il mio mandato? Noi riteniamo che in quel caso lo smart working sia un accomodamento ragionevole». Non ci sta neanche Manolo Maugeri, capogruppo della Lega. «Noi avevamo una proposta di modifica pronta da novembre, ma non l’abbiamo presentata per rispetto dell’iter che era in corso – spiega -. Lo abbiamo saputo dal giornale La Nuova Periferia (il riferimento è all’articolo pubblicato la scorsa settimana, ndr) che la maggioranza era divisa su questo tema. Si è partiti con la genitorialità e poi è diventata un’asta a chi offriva di più. Il Consiglio comunale non è “zoom”, trasformarlo in un organo ibrido permanente lo indebolisce. La presenza fisica è parte del mandato con cui è stato eletto un consigliere».
Opinioni contrastanti
«Non è vero che la maggioranza è in difficoltà, ci sono stati scambi di opinioni. So che in via informale qualcuno di voi era d’accordo con queste linee e comunque potete fare anche voi delle proposte», controbatte Augelli, mentre l’opposizione sventola la proposta – mai protocollata – pronta da qualche mese. «Chiedo scusa ai miei colleghi della Lega. Sono stato io a dire di non presentarla per rispettare l’iter in corso», interviene il capogruppo di Fratelli d’Italia, Enzo Maiolino, che poi attacca la maggioranza citando il caso dell’ex consigliera Alice Freni che negli scorsi mesi si era dimessa per poter andare a studiare all’estero. «Non vedo il carattere emergenziale e se qualcuno ce l’ha diventa personale – afferma -. Avete visto una vostra collega, cinque mesi fa, rinunciare ad un suo sogno. Ma non lo trovate un’ingiustizia modificarlo oggi? Io mi vergognerei. Se lo fate, c’è un’emergenza. Non voglio cadere nello sgradevole, ma in maggioranza avete dei casi che rientrerebbero in queste casistiche ed brutto che lo votiate sapendo che qualcuno di voi ne beneficerà. Il regolamento si lascia ai posteri, è scorretto farlo così».
Un passaggio che in sala è stato colto come un riferimento indiretto ad alcuni consiglieri di maggioranza che diventeranno presto genitori. «Il regolamento non deve essere fatto per noi stessi», affonda il capogruppo. «Quale è l’urgenza? Vorrei una risposta – incalza Moreno Maugeri -. Vi assumete la responsabilità di quello che fate. Tra qualche anno, visto che il consigliere Augelli è avanti anni luce, cosa ci proponete? I Consigli comunali nel metaverso? Con gli avatar che lavoreranno per noi?». «Questa non è una mozione fatta ad personam o per facilitare qualcuno. Assolutamente no», stronca Lia Tucci (Pd). Alla fine, la mozione passa con 17 favorevoli. Non partecipa al voto l’opposizione.