a volte ritornano

Ghisaura scopre le sue carte: «Sosterrei Volpatto e Rivoira»

L’ex assessore allo Sport ripercorre i suoi tempi in Giunta e racconta come è nato il progetto del Palazzetto

Ghisaura scopre le sue carte: «Sosterrei Volpatto e Rivoira»

È stato uno degli uomini del Palazzetto dello Sport, ma anche l’assessore che ha vissuto una delle stagioni sportive più importanti per Settimo. E non solo per la vittoria di Fabio Basile alle Olimpiadi. Questa settimana è l’ex assessore Antonello Ghisaura ad analizzare gli scenari politici attuali (e aneddoti passati) che, dopo un ventennio in prima linea, osserva dalle «seconde file».
Antonello Ghisaura, al congresso del Pd l’abbiamo vista silenzioso.

Ghisaura scopre le sue carte: «Sosterrei Volpatto e Rivoira»

C’è un motivo particolare per cui non si è espresso?
«No. Indubbiamente, negli anni c’è stato un allontanamento repentino, soprattutto per ragioni di natura professionale. Motivo per cui ho chiuso con sei mesi di anticipo il mio mandato in Giunta. È stata una scelta giusta, che oggi rifarei, ma questo non vuol dire che non abbia fatto 20 anni di esperienza molto bella. Credo, però, che quando si fa una scelta differente, si debba avere la capacità di stare in seconda fila e dare un contributo quando viene chiesto. Ho vissuto da protagonista mia epoca e ora è il momento che la vivano altri. Quella di Matteo (Cantamessa) era una candidatura unitaria. Non era necessario un mio contributo attivo».

Che idea si è fatto sul Pd di oggi?
«Credo sia, bene o male, l’unico vero partito che esiste. È l’unica vera realtà che vota un segretario, che si trova e discute. L’unica considerazione che mi viene da fare è questa: non bisogna aver paura di discutere, del confronto animato e delle idee anche differenti».

Però, al congresso, sembrava che un po’ di timore ci fosse davanti all’ipotesi di qualche possibile rientro nel partito…
«Parto da una premessa. Quando fai politica attiva sul territorio, vivi tutto a tinte molto colorate, hai un giudizio delle cose o bianche o nere, ed esasperi determinate situazioni. Quando ti allontani, la percezione cambia e passi dal giudizio politico a quello personale. Adesso lo posso raccontare: Sergio Bisacca è stata una delle persone con cui ho litigato in modo più violento. C’erano Giunte che finivano con qualcuno che usciva sbattendo la porta, con i dirigenti imbarazzati. Quelli eravamo io e Sergio. Oggi ho un rapporto costante con Sergio Bisacca, non esiste una festa in cui non ci sia una telefonata tra noi per farci gli auguri. Questo per dire che, se chiedete a me un giudizio su Corgiat, vi dico “rifaccia pure la tessera, quale è il problema?” Ma capisco che chi ha un ruolo attivo, possa vederla in maniera diversa. Dal mio punto di vista, problemi non ce ne sono. Non credo che né Corgiat e né Bisacca abbiano intenzione di fare il sindaco».

Al netto di Corgiat e Bisacca, ci sono già secondo Lei delle figure che possano dare continuità al lavoro di Piastra?
«Se in una città di 50.000 abitanti non ci fossero persone che possono fare il sindaco, saremmo messi molto male. La mia preoccupazione non è tanto se ci sono, ma il tema è se lo vogliono fare o meno. Credo che nel Pd ci siano diverse figure. Alcune della tradizione moderata, democristiana. Altre della sinistra storica del partito».
Da una parte Rivoira, dall’altra Volpatto.
Sorride «I nomi li avete fatti voi. Il problema non è tanto se abbiano o meno le capacità, ma se loro lo vogliono fare. Io inviterei chi ha delle potenzialità a chiarirsi con se stesso in un tempo veloce e a cominciare a mettersi in gioco. Non ultimo, arrivando magari anche ad una competizione interna. Non sono mai stato amante delle primarie, ma se ci può essere un confronto aperto e serio, che non divide ma che unisce, perché no?».

Un altro nome che si fa è quello di Umberto Salvi, soprattutto nell’ottica di mettere d’accordo tutte le correnti interne del partito. Sarebbe un buon compromesso?
«Per quel che riguarda me, se il tema è mettere d’accordo, io voterei molto serenamente sia Luca Rivoira che Daniele Volpatto. Non mi iscrivo come ultras di nessun candidato e pertanto non ho bisogno di un candidato di mediazione. Di Umberto Salvi penso molto bene. Credo sia una persona perbene e in questo momento storico è un plusvalore. Penso che abbia la capacità, la pacatezza e la serenità per poter fare bene il sindaco. È una candidatura che, però, vedo debole dal punto di vista politico. La storia di questa città dimostra che il successo lo hanno avuto i sindaci battaglieri. Non credo di fare torto a nessuno, tantomeno ad un amico come Fabrizio Puppo, se dico che la storia di Settimo ci dimostra che sindaci con personalità elevata come Corgiat, Ossola e Piastra hanno avuto successo mentre le figure di compromesso vanno bene per poco. Non credo si possa fare l’errore fatto da tutti, me incluso, di decidere di non arrivare ad un confronto interno e scegliere una candidatura di risulta».

Parliamo dell’Ospedale, uno dei temi principali in città. Come giudica questa vicenda?
«Purtroppo la vedo malissimo. Secondo me, questa situazione è frutto di una mancanza di unità di pensiero e di visione all’interno del mondo politico settimese. Credo che se tutta la politica locale avesse mantenuto quell’unità d’intenti che vi era quando questo ospedale è nato, probabilmente, oggi non saremmo in queste condizioni. Ci sono alcune scelte che devono essere difese da tutte. Su questo, Silverio Benedetto ci “catechizzava” continuamente, spiegando che quella doveva essere una scelta del Consiglio e tutti dovevano essere chiamati in causa. Ed è un po’ quello che ho fatto con gli atti del Palazzetto. Il problema è la logica politica che ne è conseguita. E questo è un problema che c’è trasversalmente anche a livello nazionale».

A cosa si riferisce?
«Penso alla situazione referendaria. Non è un confronto nel merito su una norma che, lasciatemi dire, volevamo tutti. Non è che la separazione delle carriere fosse una cosa che la sinistra storicamente non voleva. Il problema è che è diventato Meloni contro Schlein, Conte. Tu devi chiamare il cittadino a votare non sulla base del “vota pro Meloni o pro Schlein” ma per il bene o il male del paese. Quando il bene dei partiti prevale rispetto a quello delle persone, abbiamo sbagliato tutto. Diciamo che non condivido l’esasperazione di Schlein rispetto alle posizioni divergenti all’interno del partito».

Lo ha citato prima. Simbolo del suo assessorato è stato senza dubbio il progetto del Palazzetto dello Sport. Come ricorda quel periodo?
«È stato un periodo bellissimo e allo stesso tempo è stata un’operazione molto faticosa. È una di quelle situazioni nella quale si allinearono tutta una serie di fattori positivi. Primo: il senatore Lepri mi aveva detto che sarebbe stato pubblicato il bando, ma per rispondere a quel bando serviva un progetto in tempi strettissimi e il Comune non era nelle condizioni. Serviva qualcuno che si facesse carico di far un progetto e di regalarlo al Comune. Quel qualcuno fu Ermes Salmaso. Ci furono dei tecnici che lavorarono al progetto, tra cui l’assessore Alessandro Raso con una giovane collega. Se Basile non avesse vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi, non saremmo stati nelle condizioni di chiamare Malagò. Decisivo anche l’intervento di Silvia Fregolent con il sottosegretario per costruire il finanziamento, quando perdemmo il bando del Coni. Insomma, è merito di tanti, non solo di Ghisaura».

Oltre al Palazzetto, che ricordo conserva dei suoi anni sportivi?
«Io ho vissuto un’epoca sportiva meravigliosa. Lovera, Pollastrini, Salmaso, Vittorio Mecca, Giorgio Marchetti, Valter Aluffi, Gigi Bruson, Dondi. Ho avuto la fortuna di occuparmi di sport in un periodo in cui a Settimo c’erano persone fantastiche che ci hanno messo anche dei soldi. Oggi mi accontenterei di replicare quelle persone lì, clonarle con altre persone che possano portare avanti gli stessi ideali, gli stessi valori. Le preferirei alla promozione di qualsiasi squadra».