Settimo Torinese

A Settimo l'associazione lucana ha spento 25 candeline

Il grazie del presidente ai volontari e in particolare alle donne del sodalizio: "Loro sono il vero motore di questa associazione"

A Settimo l'associazione lucana ha spento 25 candeline
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Un quarto di secolo di Lucani. L'associazione intitolata ad Emanuele Gianturco e guidata dal presidente Vito Sileo ha spento ben 25 candeline con una grande festa che si è svolta lo scorso 26 novembre 2023 in quel di Volpiano alla presenza dell'Amministrazione comunale e delle autorità provenienti direttamente dalla Basilicata.

Una realtà vivace e attiva

25 anni di vita tra iniziative e gite fuori porta che rendono la realtà lucana una delle associazioni più vive del territorio settimese e non solo. Al timone fin da quel lontano ottobre del 1998, anno di fondazione, c'è sempre stato Sileo che con il settimanale La Nuova Periferia ha ripercorso la storia di un'associazione cresciuta anno dopo anno fino a diventare un modello di sano associazionismo.

Presidente, facciamo un salto indietro di 25 anni. Come si è formata l'associazione Lucana?

«Ci siamo accorti che sul territorio settimese c'erano circa un migliaio di lucani nati in Basilicata e che vivevano a Settimo. Così, volevamo creare qualcosa per far conoscere la nostra regione, anche perché tanta gente non sapeva neanche dove fosse la Basilicata, pensava fosse un paese al di là del mare. Quando siamo partiti eravamo 13-14 persone, poi nel giro di pochi mesi siamo diventati una quarantina e cresciuti fino ad oggi che contiamo 380 iscritti. Praticamente, tra le associazioni lucane, a livello nazionale, siamo una di quelle che hanno più tesserati».

Come gruppo, siete sempre stati presenti sul territorio. Quali sono i ricordi più belli di questi anni?

«Ce ne sono molti, anche perché abbiamo fatto davvero tantissime attività. Abbiamo preso 200 volte il bus per andare in giro, abbiamo toccato tutti i paesi del Mediterraneo, fatto gite ovunque, visitato tutti i laghi del Nord. A Settimo, siamo stati sempre una presenza viva con ben otto feste lucane, tantissimi mercatini, convegni e iniziative anche di carattere sociale. In passato, ci siamo attivati per aiutare il Kosovo con una risposta straordinaria della città, l’anno scorso abbiamo partecipato alla raccolta fondi per Candiolo e spesso facciamo donazioni alle parrocchie. Quando possiamo, diamo sempre una mano e siamo un'associazione che è curiosa di conoscere. In verità, non conosciamo bene neanche la nostra terra e infatti ogni anno organizziamo il ritrovo in Basilicata e andiamo in un paese diverso. Ci sono 131 comuni, per ora ne abbiamo visitati 23. Ce ne mancano ancora parecchi...».

Quale è il segreto di questa lunga vita associativa?

«Se uno vuole sopravvivere, ci va la massima trasparenza, altrimenti i soci vanno via. Noi, ogni anno, facciamo vedere tutti i bilanci e la contabilità ai nostri soci e io dico sempre “se c'è qualcosa che non torna, andiamo via”. Noi veniamo dai monti, abbiamo dei valori che ci hanno inculcato i nostri genitori e che io sto provando a tramandare anche ai miei nipoti. Siamo taciturni, riservati, non ci piace essere protagonisti, ma siamo un popolo laborioso. Quello che penso è che, se siamo sempre in tanti, allora qualcosa di buono lo facciamo. E per questo, a tal proposito, ci tengo a fare un ringraziamento particolare».

A chi?

«Alle donne. Loro sono il vero motore di questa associazione. Io lo dico sempre a tutti, anche alle altre associazioni: se ci sono le donne, funziona tutto. Le donne sono delle macchine, si mettono d'accordo e fanno funzionare ogni ingranaggio».

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