Data center, il «gigante» da 2 miliardi di euro previsto a Settimo nell’ex Laguna Verde sotto la lente di Arpa. L’intervista rilasciata dal direttore Secondo Barbero sulle colonne de La Nuova Periferia.
Data center, l’analisi di Arpa
Mentre alle porte di Settimo, nell’ex area di Pirelli, prende forma il mega-progetto che prevede l’atterraggio di un data center da 2 miliardi di euro, in tutto il Piemonte si accende il dibattito sulle grandi infrastrutture dell’intelligenza artificiale. Un confronto aperto che intreccia la sfida della sovranità digitale con i timori per le ricadute ambientali e acustiche sul territorio.
Direttore, senza volerlo “banalizzare”, proviamo a semplificare il dibattito di queste settimane e le preoccupazioni da parte dei cittadini su questi nuovi centri dati. Intanto, in quale scenario ci stiamo muovendo?
«Faccio una premessa. Il tema dei data center è in fermento in tutta Italia, ma in particolare in Piemonte dove, ufficialmente, sembra ci siano circa un’ottantina di siti nei quali si sta valutando l’interesse a proporre un centro dati. Essendo un tema in forte espansione, proprio per questo, la Regione ha ritenuto necessario mettere un po’ di ordine su questi investimenti privati. È in discussione un disegno di legge che definisce da un lato le aree non idonee, quindi quelle con vincoli di pregio naturalistico, e dall’altro vengono individuate delle zone di attrazione che corrispondono a quelle aree ad oggi compromesse. In questo caso, come vale per Settimo, stiamo parlando di aree che si portano dietro anche un tema di bonifica, di cui il proponente dovrà farsi carico. Poi bisogna tener conto delle dimensioni dell’impianto e di quello che è il rapporto tra gli impatti e i benefici».
In questo caso, stiamo parlando di un impianto da 200 MegaWatt con un sistema di raffreddamento a circuito chiuso e una conversione del calore nella rete di teleriscaldamento.
«Il riutilizzo del calore è un elemento compensativo importante per il territorio, a beneficio di tutta la comunità. Per quanto riguarda le dimensioni, davanti ad impianti industriali di questo tipo, è previsto nel disegno di legge un procedimento autorizzativo specifico che garantisca il rispetto alle prescrizioni ambientali. Noi, come Arpa, non siamo ancora stati coinvolti ma interverremo sulla proposta progettuale per valutare come verrà affrontato il consumo di risorsa idrica ma anche che venga utilizzata una quota parte di energie rinnovabili. E poi ci sono gli impatti paesaggistici, ambientali ed acustici».
Ecco, a proposito di impatto acustico, qualcuno teme quasi un “ronzio” costante. Quali sono i rischi?
«L’emissione acustica è legata non tanto agli impianti, che non sono rumorosi, ma ai generatori di energia che devono essere garantiti come continuità della rete elettrica nel caso di “caduta” della rete di alimentazione primaria».
Ovvero?
«Quei tipi di data center non possono permettersi un blackout, anche per un discorso legato al possibile danneggiamento dei calcolatori. Per questo motivo, hanno in parallelo dei generatori che producono energia, come gruppi di continuità, che sono generati da motori termici e quelli possono fare rumore. Quello che si deve verificare è che si adottino dei sistemi di riduzione del rumore verso l’esterno, come possono essere le barriere antirumore. In questo modo, i ricettori più vicini hanno dei livelli acustici compatibili. Bisognerà dunque verificare che la proposta garantisca i livelli di rumore previsti e questi saranno indicati all’interno dell’autorizzazione ambientale. Fin qui, la garanzia sulla carta, ma non possiamo dire che questi sistemi non possano avere delle criticità magari per anomalie che non sono prevedibili in fase di progettazione».
Un’altra preoccupazione riguarda l’impatto sulla qualità dell’aria. Che effetti possono esserci?
«Se l’impianto utilizza parte di energie rinnovabili e parte di energia fornita dalla rete, non si avrà un’emissione di inquinamento locale. Ovviamente, indirettamente, sistemi energivori come questi comportano un incremento della produzione dell’energia in senso generale. Localmente, l’impatto sarà sempre legato ai generatori di continuità di cui parlavo prima».
Ritornando al numero di richieste. Una regione come il Piemonte è pronta ad affrontare questa «ondata» di data center?
«La Regione è consapevole che le richieste sono molte e in questo momento è necessario regolamentare questo tipo di attività orientandosi su quelle proposte di intervento che siano il più sostenibili possibili. Lo stesso data center, a seconda di dove viene fatto e di come viene realizzato, può avere un impatto diverso. È chiaro che in questo momento immaginare di dare corso a tutte le richieste potenziali può diventare un problema. Bisognerà valutare in termini di priorità, per non creare un sistema di domande che non possa essere retto. Soprattutto per l’energia elettrica che questi sistemi richiedono».
Un territorio come Settimo può risentirne di più rispetto ad altri?
«Dipende dalle caratteristiche del progetto. E anche dalle opere di compensazione, altro elemento importante di cui si deve tener conto nella valutazione generale».