L'intervista

“Prof” La Malva, un settimese prestato a Castellamonte per 33 anni

Dopo una vita all'istituto artistico Felice Faccio, ora che è in pensione il docente mette la sua competenza al servizio della città

“Prof” La Malva, un settimese prestato a Castellamonte per 33 anni
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“Prof” La Malva: intervista allo storico docente settimese dell’istituto Faccio, da poco entrato in pensione.

“Prof” La Malva

Trentatré anni di insegnamento presso l’Istituto d’Arte Felice Faccio di Castellamonte, oggi Liceo Artistico. Non pochi; eppure, a parlarne, al professor Nazzareno La Malva brillano ancora gli occhi. Dalla fine di agosto è entrato in pensione, ma ha deciso di concedere ai nostri taccuini una testimonianza di stima, gratitudine e affetto nei confronti della scuola che per oltre tre decenni è stata per lui come una seconda casa. E dove, indubbiamente, ha lasciato un pezzo di se stesso. Di origini pugliesi, nato e cresciuto a Settimo Torinese (dove ancora risiede), in gioventù La Malva studia al Primo Liceo Artistico di Torino con docenti del calibro di Gian Giorgio Massara, Bruno Martinazzi, Paola De Cavero, Luigi Mainolfi e Sandro De Alexandris, poi all’Accademia Albertina delle Belle Arti sotto la guida di Mirella Bandini, Francesco Poli, Sandro Cherchi, Nino Cassani, Filippo Chissotti, Raffaele Mondazzi. Insomma, il suo percorso formativo è profondamente segnato dall’incontro con personalità di grande rilievo che gli lasceranno molto sia sotto il profilo puramente artistico sia per quanto riguarda l’approccio all’insegnamento. Negli anni ‘80 inizia a lavorare come docente in diverse scuole del territorio, nel 1986 approda per la prima volta a Castellamonte come supplente di Angelo Pusterla e nell’’89 di Renzo Igne; nel 1990 partecipa al concorso pubblico e nel 1993 entra finalmente di ruolo come docente di Discipline Plastiche al Felice Faccio. L’avvio di una storia che arriva fino all’oggi.

 

 

L’intervista

Professor La Malva, un settimese a Castellamonte: perché? Come mai ha scelto proprio il Felice Faccio?
«I motivi sono tanti. Intanto, perché al Faccio si erano liberate le cattedre di Pusterla e Igne. Poi perché mi piaceva la collocazione dell’Istituto, circondato dalle colline e dalle montagne. Ma soprattutto perché durante il periodo di supplenze mi aveva convinto l’ambiente che avevo trovato, i ragazzi, i colleghi, la dirigenza. C’era e c’è tuttora un clima di collaborazione che spesso sfocia in vere e proprie amicizie, e questo gli studenti lo percepiscono. L’Istituto “Faccio” è una grande famiglia, ed è una scuola viva, piena dei lavori degli allievi. A questo proposito, mi faccia dire una cosa».

Prego.
«Il liceo artistico è spesso messo in ombra dagli altri indirizzi, ma meriterebbe molta più visibilità e valorizzazione. E’ una scuola completa, capace di formare lo studente sotto molteplici profili e di offrirgli molte opportunità. Anche dal punto di vista dell’accoglienza dei ragazzi diversamente abili, l’artistico è all’avanguardia. E’ una scuola caratterizzata da grande elasticità. In occasione degli “open day” dell’Istituto, spesso sono le famiglie stesse ad innamorarsi dell’Istituto prima ancora dei ragazzi. Qualche genitore mi ha detto: “Vorrei potermi iscrivere io”.

In cosa consiste la sua materia, Discipline Plastiche?
«Nelle discipline plastiche la didattica del primo anno parte da punto, linea, superficie, forma, guardando alla riproduzione di alcuni particolari anatomici, il saper osservare portare l’attenzione al modello è fondamentale per capire le proporzioni, la lettura dei piani di profondità, per poter riprodurre in argilla quanto si ha davanti. Nel secondo anno si passa alla realizzazione della modellazione a tutto tondo. Le soluzioni grafico progettuali eseguite dagli studenti nascono da lezioni fatte partendo dallo studio grafico delle deformazioni dei solidi geometrici allo studio del manichino e al canone di Policleto sino alla rappresentazione della figura umana semplificata, guardando ad artisti in particolare del 900’ senza tralasciare gli artisti dei periodi precedenti. Da qui a seguire inizia la ricerca grafica dello studente che lo porterà a una realizzazione grafica personale e alla modellazione finale di quanto progettato, al manufatto».

Nel corso della sua carriera, con gruppi di studenti ha realizzato anche numerosi e importanti progetti commissionati da enti esterni…
«Sì, far partecipare gli studenti a queste realizzazioni è stata per loro un’esperienza importante. A tale proposito cito alcuni lavori eseguiti nel tempo con la loro partecipazione, tra i più significativi: la modellazione della Virgo Fidelis per la tomba del generale Romano; la modellazione della Virgo Fidelis per la caserma dei carabinieri di Castellamonte; lo stemma araldico realizzato per la Questura di Torino; la modellazione dello stemma araldico della Provincia di Torino; la modellazione di nove gruppi statuari a tutto tondo sempre in terracotta inseriti nelle cappelle della la Via Crucis del Montestella di Ivrea con il benestare delle Sovrintendenze; la modellazione della targa commemorativa per Lorenzo Valerio benefattore ad Agliè; la modellazione della targa posta vicino all’ingresso del Centro Congressi P. Martinetti di Castellamonte. La modellazione in altorilievo del pannello intitolato “La Meridiana dell’Incontro”, esposto nella Chiesa di Sant’Agrippino a Napoli dedicato ad Annalisa Durante, una ragazza rimasta uccisa in una sparatoria tra bande rivali. In collaborazione con i docenti Vito Nicoletti, Rocco Dragonetti e la partecipazione di piccoli gruppi di studenti abbiamo modellato un pannello celebrativo per il centenario della Filarmonica di Muriaglio e in ultimo, la modellazione delle targhe commemorative realizzate per il comune a Vistrorio in ricordo dei deportati in campi di concentramento dal titolo “La Scala della Memoria”».

Insomma il suo lavoro ha lasciato un segno tangibile in tutto il territorio. Una domanda “d’attualità”: quanto e come, secondo lei, l’Intelligenza Artificiale potrebbe cambiare l’insegnamento delle discipline artistiche nella scuola?
«Io ritengo che l’Intelligenza Artificiale sia uno strumento dalle enormi potenzialità, anche in campo didattico, ma non deve mai sostituirsi alla persona. Bisogna evitare in tutti i modi lo svuotamento dei cervelli».

Cosa c’è nel futuro del professor La Malva?
«Vorrei continuare a insegnare, quando e dove mi sarà possibile. Mi piacerebbe aprire un corso di modellazione con l’utilizzo dell’argilla, e magari essere invitato dalle scuole portando le mie conoscenze in questo campo. ho già preso contatti con il direttore della biblioteca di Settimo Torinese per proporre queste attività il quale mi ha risposto che l’Ecomuseo potrebbe essere interessato, sono in attesa di risposta. L’utilizzo dell’argilla migliora la sensibilità tattile e porta lo studente la persona a sviluppare ulteriormente la propria creatività. Di certo lasciare il liceo Faccio genera in me un po’ di malinconia. A questo proposito, se posso, vorrei fare dei ringraziamenti».

Certamente.
«Ringrazio tutti gli studenti e le studentesse che hanno dato la loro disponibilità per fermarsi oltre l’orario di lezione per la realizzazione dei tanti progetti sopra citati, e i docenti della sezione ceramica per la collaborazione. Un saluto, un abbraccio a tutti gli studenti studentesse che ho avuto nel tempo, un salutoai dirigenti, colleghi tutti, al personale di segreteria, collaboratori scolastici, tecnici di laboratorio e al tecnico della fotografia. Un particolare ringraziamento va al sindaco Pasquale Mazza della città di Castellamonte e a tutte le autorità del comune che nel tempo ho conosciuto e hanno sostenuto nel tempo le iniziative artistiche dell’Istituto. Voglio infine ricordare due docenti importanti del Liceo artistico Faccio che in questi ultimi anni ci hanno lasciati i compianti maestri Sergio Ragalzi e Giovanni Matano».

Galleria fotografica dei progetti