Il nuovo data center previsto nell’ex area Pirelli di Laguna Verde continua ad alimentare il dibattito a Settimo Torinese.
Data center a Settimo, la posizione di Legambiente
Dopo l’annuncio del progetto, alle voci favorevoli e contrarie si aggiunge quella di Legambiente, che esprime preoccupazione per la crescita dei centri di elaborazione dati e per le possibili ricadute ambientali.
La posizione del circolo, guidato da Mauro Gualeni e Gianni Ronchetti, non è una contrarietà assoluta a queste strutture, ma una richiesta di regole precise per limitarne l’impatto. «Non siamo contrari ai data center in assoluto, ma ne critichiamo la crescita incontrollata e il forte impatto ambientale», chiarisce l’associazione.
«Solo su aree dismesse e con energia rinnovabile»
Legambiente ricorda che a Settimo sono già presenti due data center: la struttura di Tim in via Marisa Bellisario e l’impianto legato a Intesa Sanpaolo. A questi si aggiungerà il nuovo polo nell’ex area Pirelli.
Il fatto che il progetto interessi un’area industriale dismessa viene valutato positivamente, perché non comporta ulteriore consumo di suolo. Restano però le preoccupazioni per le risorse necessarie al funzionamento della struttura, a partire dall’acqua per il raffreddamento, anche se è previsto un sistema a circuito chiuso, e dall’energia elettrica.
Da qui le richieste dell’associazione: «Tutti i data center devono essere realizzati solo su aree dismesse, già contaminate da cemento», evitando nuove costruzioni su terreni verdi o agricoli. L’energia necessaria, inoltre, dovrebbe provenire al 100% da fonti rinnovabili, senza ricorrere a nuove centrali termoelettriche per alimentare gli impianti.
Tra i paletti indicati dal circolo c’è anche un netto rifiuto del nucleare, sia di vecchia sia di nuova generazione.
Acqua, rumore e impatti cumulativi
Un altro punto riguarda gli effetti complessivi che la presenza di più strutture può produrre sullo stesso territorio. Per Legambiente è necessario valutare gli impatti ambientali cumulativi, considerando che cosa potrebbe accadere in caso di ulteriore concentrazione di data center nella stessa zona.
L’associazione pone interrogativi sui consumi idrici, sulla qualità dell’aria, sul rumore prodotto dai sistemi di raffreddamento e sulle possibili conseguenze sul microclima. Chiede inoltre che le eventuali compensazioni ambientali siano realizzate nelle vicinanze dei data center, e non in aree distanti dagli impianti.
La questione, secondo il circolo, non riguarda soltanto la localizzazione delle strutture, ma anche il modello di sviluppo tecnologico da perseguire. «Bisogna considerare quale modello di IA vogliamo costruire: un modello centralizzato, oppure un modello nel quale capacità di calcolo, dati, conoscenza e benefici dell’IA siano progressivamente riportati nella disponibilità delle comunità, dei cittadini, della ricerca pubblica e dei territori?», conclude Legambiente.