Consiglio comunale, durante l’ultima seduta, lo scontro tra il consigliere Francesco D’Ambrosio (FdI) e l’assessora Chiara Gaiola (Pd) «sull’uomo virile» ha acceso il dibattito politico.
Consiglio comunale, il dibattito sul Dup
Si doveva parlare di programmazione, di strategie economiche e di scelte rivolte al futuro della città. Alla fine, si è finiti a parlare delle «gesta eroiche» di Ulisse e del maschio mediterraneo. È stata «l’Odissea» dell’ultimo Consiglio comunale, in cui lo scontro politico ha ceduto spesso il passo a provocazioni e battute quasi da cabaret.
Ad infiammare l’aula, ancora una volta, sono stati gli oltre trenta minuti d’intervento di Francesco D’Ambrosio che ha vivisezionato il Dup dalle premesse del capitolo ambiente in cui si legge che «l’Amministrazione vuole non “tentare”, non “provare” ma “tentare di provare” a migliorare la qualità di vita dei cittadini». «Dopo due anni, l’Amministrazione sta ancora “tentando di provare”», ironizza il consigliere di Fratelli d’Italia che poi attacca l’esecutivo a ruota libera su alcuni progetti chiave – tra cui l’abbattimento della Martiri – ma anche su sicurezza, sport e politiche giovanili. «Ho letto che si parla di “animatore di quartiere”. Confesso che mi sono immaginato un piccolo villaggio vacanze: alle 10 risveglio muscolare in piazza Campidoglio, alle 11 torneo di bocce con la Pro loco e la sera baby dance in piazza del Comune. Non è che ci tenete nascosto che è il consigliere Augelli l’animatore di quartiere?», ironizza D’Ambrosio.
Piccolo dettaglio: Augelli, in quel momento, non era in sala. Un aspetto che ha fatto notare anche il presidente del Consiglio. «Non è elegante nominare un consigliere assente», è intervenuto Luca Rivoira.
Le repliche
«Chi anima, educa. Credo che dica tutto, ma capisco che voi abbiate in generale un problema con l’educazione», ha replicato Nicolò Farinetto, mentre D’Ambrosio lamentava l’affondo ad personam.
«Lei fa ridere quando non vuole fare ridere e non fa ridere quando vuole fare ridere. Ma anche questo fa ridere», ha rincarato la dose l’assessora Chiara Gaiola. «Attacco personale sul quale sorvolo», ha tagliato corto, in fase di dichiarazione di voto, l’esponente di minoranza.
Lo scontro sul patriarcato
Accantonata l’ironia sull’animatore di quartiere, l’attenzione si è poi spostata sul capitolo dedicato alla violenza di genere. «Voi sbagliate con i titoli. Se scrivete violenza di genere, dovreste affrontare tutti i generi. Invece, il Dup racconta un fenomeno a senso unico, in l’uomo compare solo come autore e mai come vittima», affonda D’Ambrosio, citando gli episodi di «violenza psicologica, economica, i ricatti sui figli che un uomo subisce». «Quante volte, durante una separazione, un padre si è sentito dire: “Se te ne vai, i tuoi figli non li vedi più”? – aggiunge -. Non voglio che le mie parole vengano raggirate, qua si tratta solo di ascoltare anche l’altra metà perché pure gli uomini possono essere vittime di violenza».
Un discorso – quello di D’Ambrosio – che l’assessora Gaiola ha definito inizialmente «giusto». Visione meno comune, invece, quando si approfondisce l’argomento. «Le lancio una provocazione: lei sta al patriarcato come la sinistra sta alla sicurezza. Tutte le volte che si parla di patriarcato le sanguina il naso. Il discorso che lei fa è giusto», argomenta Gaiola, ragionando sulla «figura del maschio mediterraneo». «Ormai, parlare di uomo forte, virile, di Ulisse, è anacronistico – riflette l’assessora -. È vero che gli uomini non esprimono i propri sentimenti e che hanno la necessità di avere luoghi in cui esprimersi. Ma il fatto che gli uomini siano costretti in un un ruolo, questa roba qui, l’ha generata il patriarcato».
Perplesso il consigliere di Fratelli d’Italia. «Assessore, lei si è messa a parlare del maschio mediterraneo. Ma chi ne ha parlato? Si è messa a parlare di patriarcato, ma io ne ho parlato? No. Parla di “uomo virile ed anacronistico”, mi spiace per gli uomini che ha conosciuto e di cui si circonda. Io non la penso così», afferma D’Ambrosio. Una frase che gela una parte dell’aula, mentre qualcun altro, seduto tra il pubblico, sorride. «Mettiamo a verbale che questa, forse, faceva ridere», aggiunge D’Ambrosio.
Un botta e risposta – quello tra l’assessora e il consigliere – che prosegue poi al termine della seduta, lontano dai microfoni. Ma mentre Gaiola e D’Ambrosio cercano un chiarimento a bocce ferme, per precisare meglio le rispettive affermazioni, si chiude un Consiglio comunale che, ancora una volta, stenta a rimanere sui binari del merito. Tra provocazioni e battute, da entrambi gli scranni dell’aula, il confine tra il legittimo disaccordo amministrativo (o politico) e l’affondo personale resta sempre più labile.