Storia

Il partigiano “Fulmine” a 98 anni in volo col parapendio sul lago Molveno

Il settimese Ubaldo Ballarini racconta le sue straordinarie esperienze

Il partigiano “Fulmine” a 98 anni in volo col parapendio sul lago Molveno

Ci sono passioni che non conoscono l’incedere degli anni e desideri capaci di restare vivi anche quando le candeline sulla torta diventano novantotto.

Di Daniele La greca

A 98 anni in volo sul lago Molveno

La storia del settimese Ubaldo Ballarini è la testimonianza di come la curiosità e la spinta verso nuove sfide possano accompagnare un’intera esistenza, smentendo il luogo comune secondo cui l’avanzare dell’età spenga ogni slancio vitalistico.

Giovanissimo partigiano con il nome di battaglia «Fulmine», Ubaldo ha temprato il proprio carattere nelle difficoltà della storia. Dopo la guerra ha affrontato una vita fatta di intenso lavoro e grandi responsabilità, guidando fin da ragazzo la gestione di cantieri complessi nell’impiantistica.

«A ventitré anni mi affidarono un impianto con cinquanta persone da gestire, per poi passare a cantieri con oltre duecento lavoratori» ricorda Ubaldo, spiegando con grande orgoglio: «Gli ingegneri facevano i calcoli negli uffici, ma la decisione finale sull’esecuzione pratica sul campo spettava sempre a me».

Arrivata la pensione, anziché scegliere un tranquillo riposo, ha deciso di dividere il suo tempo tra l’impegno sociale nell’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani, e sfide personali sempre nuove. A muoverlo è una profonda e bella curiosità verso esperienze inedite, nelle quali coinvolge costantemente il figlio Sergio. Quest’ultimo, muovendosi come un premuroso e saggio Grillo Parlante, lo invita, invano, alla prudenza e si assicura che ogni sfida coraggiosa sia organizzata salvaguardando al massimo l’incolumità del padre.

L’ultima avventura è stata il volo in parapendio in tandem sul lago di Molveno, un vecchio desiderio finalmente coronato. «Era da diversi anni che volevo farlo, persino mia moglie in passato mi raccomandava di lasciar perdere, ma finalmente ci sono riuscito» racconta Ballarini, aggiungendo: «Nonostante qualche iniziale perplessità di mio figlio, abbiamo colto il momento opportuno ed è stata una gioia immensa».

La prudenza di Sergio ha ceduto solo dopo aver verificato l’affidabilità dell’organizzazione: «Mio padre ha uno spirito molto coraggioso ed era tempo che me lo chiedeva. La mia preoccupazione principale riguardava le fasi di decollo e atterraggio, ma quando ho capito che l’associazione e il pilota, due volte campione del mondo, lo avrebbero assistito con la massima cura, mi sono rassicurato e ho deciso di volare anch’io».

Per Ubaldo non si tratta di un caso isolato, ma di un taccuino di avventure che comprende la discesa in bob a Cesana Sansicario e il volo dell’angelo in Valtellina. «Ho sempre coltivato la passione per il volo fin da ragazzo, quando vivevo vicino ai campi d’aviazione e sognavo di fare il pilota» confessa l’ex partigiano «Fulmine», che guarda già al futuro: «Chi lo sa… magari potrei provare a lanciarmi con il paracadute, perché la spinta a esplorare il cielo non si spegne mai» dice ridendo.

In questa narrazione compaiono tutta una serie di sottointesi bellissimi: un rapporto padre – figlio fatto di amore, gioia e condivisione, la forza interiore di una persona che non ci sta a smettere di sognare, seppur a 98 anni, e la lezione di vita che una esistenza vissuta con passione possa essere di enorme ispirazione per tutti. Ubaldo, e Sergio, sono a buon titolo dei veri orgogli settimesi.