Buona notizia

Settimo Torinese, 21enne colto da malore in piscina: la catena dei soccorsi gli salva la vita

Gli amici guidati al telefono dal 118 nelle manovre di rianimazione, poi il trasporto al Giovanni Bosco: dopo un mese e mezzo lascia la Terapia Intensiva

Settimo Torinese, 21enne colto da malore in piscina: la catena dei soccorsi gli salva la vita

Un grave malore mentre si trovava in piscina con alcuni amici, poi la chiamata al 112 e l’intervento coordinato della Centrale Operativa 118, dei soccorritori e dell’ospedale. È la storia di un 21enne che la sera del 1° agosto è stato colto da un malore in una piscina privata di Settimo Torinese e che, dopo circa un mese e mezzo di ricovero, ha potuto lasciare la Terapia Intensiva dell’ospedale San Giovanni Bosco di Torino.

A fare la differenza è stata la continuità della presa in carico, dalle prime indicazioni fornite telefonicamente agli amici fino alle cure ospedaliere.

La chiamata al 112 e le prime manovre

L’allarme è scattato intorno alle 22 del 1° agosto. Il giovane si era sentito male mentre si trovava in piscina con alcuni amici. Una ragazza ha chiamato il NUE 112 ed è stata messa in contatto con la Centrale Operativa 118 di Torino, gestita da Azienda Zero.

La ragazza ha spiegato all’operatore che il 21enne faticava a respirare. L’infermiere del nucleo di valutazione è quindi rimasto al telefono con lei, fornendo le indicazioni necessarie per avviare le manovre di rianimazione cardiopolmonare.

A quel punto è stato utilizzato il telefono di un altro amico presente in piscina e la Centrale Operativa ha attivato FlagMii, il sistema di videochiamata che ha permesso agli operatori di vedere direttamente la scena e il paziente. In questo modo hanno potuto valutare in diretta la situazione e fornire indicazioni più precise alla persona che stava praticando il massaggio cardiaco.

Contemporaneamente, il nucleo di gestione mezzi della Centrale Operativa ha inviato sul posto i soccorsi.

La rianimazione e il trasporto in ospedale

All’arrivo dell’ambulanza, il personale sanitario ha proseguito le manovre di rianimazione per altri 14 minuti, utilizzando più volte anche il defibrillatore.

Quando il ragazzo è stato trasferito a bordo dell’ambulanza, aveva ripreso il battito. È stato quindi trasportato in codice rosso all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, dove è stato ricoverato in Terapia Intensiva.

«Questo intervento mostra in modo concreto il valore di un sistema dell’emergenza-urgenza in cui ogni fase del soccorso è parte di un unico percorso: dalla gestione della chiamata alle indicazioni fornite a chi si trova accanto al paziente, fino all’invio dei mezzi e all’intervento degli equipaggi e alla presa in carico in ospedale. È questa integrazione tra competenze, organizzazione e strumenti operativi che consente al sistema di rispondere in modo efficace anche nelle situazioni più critiche», dichiara Massimo D’Angelo, direttore generale di Azienda Zero Piemonte.

«In casi come questo è fondamentale che tutte le componenti della Centrale Operativa lavorino in modo integrato. Mentre l’infermiere guidava gli amici del ragazzo nelle manovre di rianimazione, attraverso la videochiamata potevamo valutare direttamente la situazione e, contemporaneamente, venivano gestiti i mezzi inviati sul posto con a bordo il personale sanitario», spiega Roberto Gioachin, direttore della Centrale Operativa 118 di Torino.

Dopo un mese e mezzo lascia la Terapia Intensiva

Il 21enne è stato seguito per circa un mese e mezzo in Terapia Intensiva dagli anestesisti rianimatori e dal personale infermieristico specializzato dell’ospedale.

Il miglioramento delle condizioni cliniche ha ora consentito al giovane di lasciare la Terapia Intensiva. Secondo quanto riferito, è cosciente e riconosce i propri familiari.

Per lui prosegue ora il percorso assistenziale e riabilitativo nei reparti specializzati dell’ospedale San Giovanni Bosco.

«La vicenda evidenzia il valore della continuità assistenziale nell’emergenza-urgenza: il soccorso medicalizzato avanzato preospedaliero e le cure definitive intraospedaliere non costituiscono interventi separati, ma due fasi consecutive di un unico percorso di presa in carico, nel quale tempestività, integrazione e continuità operativa concorrono al trattamento del paziente», commenta il dottor Roberto Balagna, Direttore della Struttura Complessa di Anestesia e Rianimazione 2 presso l’Ospedale San Giovanni Bosco e del dipartimento DEA ASL Città di Torino.