L'iniziativa

CamminAutismo torna sul Cammino di Santiago

L'edizione 2026, al 23 al 31 agosto, coinvolgerà ben sessanta persone

CamminAutismo torna sul Cammino di Santiago

CamminAutismo torna sul Cammino di Santiago: l’edizione 2026 si svolgerà dal 23 al 31 agosto e vedrà la partecipazione di 60 persone.

CamminAutismo

Dal 23 al 31 agosto 2026 CamminAutismo tornerà sul Cammino di Santiago. L’edizione 2026 vedrà la partecipazione di 60 persone e rappresenta una nuova tappa di un progetto cresciuto negli anni grazie al lavoro congiunto di persone autistiche, famiglie, professionisti, volontari, associazioni, cooperative e istituzioni.

Il progetto

CamminAutismo nasce con un obiettivo preciso: portare le esperienze fuori dai contesti protetti e renderle parte della vita reale. Il Cammino diventa così un ambiente nel quale lavorare concretamente su autonomie, relazioni, capacità di affrontare gli imprevisti e partecipazione alla vita della comunità, garantendo a ciascuno i supporti di cui necessita. Il progetto, ideato dal Mulino di Sambuy, realtà molto attiva a San Mauro Torinese, anche quest’anno conta sulla collaborazione ed il sostegno di tante realtà ormai consolidate, sia in ambito associazionistico che istituzionale. Negli anni l’obiettivo è stato quello di farcrescere non soltanto i ragazzi, ma anche le famiglie e la rete che li accompagna. Parallelamente il progetto ha cercato di di contribuire a un cambiamento culturale nella rappresentazione dell’autismo.

Anche in TV

L’iniziativa è stata, nel corso delle passate edizioni, raccontata da Le Iene, documentata dal campione mondiale di memoria Andrea Muzii e sostenuta dalla FIGC, con il coinvolgimento di Francesco Toldo e Giancarlo Antognoni. Importante è anche la dimensione internazionale costruita tra Italia e Spagna, alla quale si è aggiunta la Svizzera, e l’esperienza piemontese del Cammino del Cuore.«Oggi – sottolineano i promotori dell’iniziativa – vogliamo compiere un ulteriore passo: andare oltre il concetto di inclusione e parlare di appartenenza. Non basta creare spazi nei quali una persona possa essere accolta. Occorre costruire comunità nelle quali ciascuno, con le proprie caratteristiche e con i supporti necessari, possa partecipare, contribuire ed essere riconosciuto come parte integrante».