e lancia la sfida alla sua eterna rivale

Corgiat: «Ho teso una mano al Pd, ma non per farmela tagliare»

L’ex sindaco critica il comportamento, e il silenzio, del segretario Cantamessa: «Mi aspettavo una chiamata»

Corgiat: «Ho teso una mano al Pd, ma non per farmela tagliare»

Mentre a livello nazionale Giuseppe Conte, Elly Schlein e l’outsider Silvia Salis si contendono la scena del primo atto di «Aggiungi un posto a tavola» (delle primarie) anche a Settimo non ci facciamo mancare nulla. Nel menù politico della settimana, in attesa che il Pd trovi la ricetta giusta per individuare il dopo Elena Piastra, ad «insaporire» le portate torna Aldo Corgiat. E questa volta l’ex sindaco alza il tiro, allargando il dibattito al futuro dell’Ospedale.

Corgiat: «Ho teso una mano al Pd, ma non per farmela tagliare»

Corgiat, facciamo un passo indietro. Due mesi fa ci aveva detto che stava pensando di rifare la tessera. Nel frattempo, cosa è successo? La tessera c’è?
«La tessera non c’è perché, in modo abbastanza stupefacente, ho visto le reazioni che ci sono state. Non me le aspettavo, normalmente non si fa così. In particolare, mi hanno colpito la sindaca e il segretario metropolitano».

Quindi, da un lato Elena Piastra e dall’altro Marcello Mazzù. Cosa non le è piaciuto?
«Mi sembrano entrambi fuori dalla realtà. Faccio una battuta. Se la reazione ad uno che ti tende la mano è questa, la mia mano me la tengo prima che me la taglino. Mazzù mi stupisce perché è una persona che conosco. Secondo me, le correnti del Pd fanno male anche ai segretari.

E poi c’è un altro tema».
Quale?
«La figura di Cantamessa. Non possiamo sicuramente definirlo un coraggioso, però è una persona con cui ho condiviso pezzi di strada insieme. Uno che è stato appena eletto segretario, davanti ad un ex sindaco che dice “mi riscriverei al Pd”, una telefonata la fa. Io non ho ricevuto nulla. Detto questo, non ce l’ho con lui. Non so se sia stato consigliato così o se ha paura delle conseguenze».

Ecco, ma quindi Corgiat fa ancora paura?
«Fa paura il confronto. Hanno vissuto un periodo dove l’assenza di ogni tipo di opposizione, ha portato le persone a pensare che il mondo fosse la loro bolla. La paura è che qualcuno possa introdurre una voce esterna alla loro bolla. È gente abituata a fare monologhi, non dialoghi».

Qualcuno, in questi mesi, l’ha cercata?
«Sì, qualche alto esponente del Pd mi ha anche invitato ad un incontro. Ma per ora non ho ancora preso caffè con nessuno. Però, ripeto, che il segretario del circolo non abbia alzato il telefono a me sembra una cosa assurda».

Ma se le reazioni sono queste, non pensa sia anche una sua responsabilità? Sente, come ha evidenziato qualcuno, di essersi cercato questo clima?
«Intanto, non mi offendo per questo clima. È l’ultimo dei miei problemi. Ripeto, il problema è la paura del confronto. Per quanto mi riguarda, adesso valuterò anche rispetto alle persone che mi hanno cercato. Non so se ho voglia e non credo sia giusto, a dispetto dei santi, iscriversi ad un partito che è ridotto così. Vedremo. Qui il tema di fondo che abbiamo di fronte, a Settimo come a Roma, è quello delle primarie».

Una discussione che, a livello nazionale, si è riaperta dopo il referendum…
«Io al referendum ho votato convintamente “No” e penso di essere forse l’unico ad aver votato “No” pur avendo avuto in passato vicende giudiziarie. Ed ero convinto che dopo il No si sarebbero aperte questioni politiche. Infatti, il giorno stesso, sento Conte dire “primarie”. E Schlein dire “sono pronta”. Tu, segretaria del Pd, devi prendere tempo. Questo dimostra l’ingenuità del personaggio. Questo è un film scritto da Renzi. A questo punto, basta candidare la donna copertina, e con un po’ di centrismo, il gioco è fatto: la Schlein perde. Il centrosinistra è totalmente impreparato e credo che lo stesso problema lo avremo a Settimo. Per questo, la frase di Piastra “deciderà il partito” è ridicola. Quel partito li non ha deciso nemmeno la sua candidatura. Non so se chiamarlo complotto, che potrebbe essere uno dei tanti modi per definirlo, ma ai tempi c’è stata una lotta interna di potere che ha visto prevalere la parte più spregiudicata. Tornando alle primarie, io non ci ho mai creduto, ma quelle di coalizione potrebbero aver un senso e oggi quel tema si pone sia a livello nazionale che locale. A quel doppia appuntamento diciamo che guardo con attenzione».

Ad oggi c’è qualcuno che le piace a livello nazionale?
«In questo momento non c’è, ma abbiamo tempo».

Tornando a Settimo, l’unico che sembra aver mostrato un’apertura diversa davanti ad un suo possibile rientro nel Pd è stato Volpatto. Cosa ne pensa?
«Volpatto è una persona con cui mi capita di parlare. Ha una tradizione di sinistra, ma è uno che si è trovato nel momento peggiore della storia della politica locale per assumere un ruolo dirigente. Può rischiare di diventare una figura un po’ arrogante ed è quello che gli rimproverano molte persone».

Lo vede ancora come candidato del dopo Piastra?
«Credo che sia una delle candidature possibili. In questo senso, le primarie potrebbero essere giuste».

Lo sosterrebbe?
«Dipende da chi sono gli altri. Se lui va in totale continuità con Piastra, direi di no. Il mio problema è semplicissimo. Quando dichiaro che vorrei un sindaco educato, intendo da educazione civica. E Piastra ha frainteso il termine. Uno come Volpatto, ma anche uno come Rivoira, deve avere voglia di riaprire un dialogo per rileggere la città. Il tema di fondo è che Settimo sta andando vistosamente indietro e la tendenza non la cambia una narrazione sui social. Settimo sta perdendo un mare di abitanti, ma noi apriamo una scuola che viene descritta come il “motore” di Borgo Nuovo. Forse, abbiamo due idee di motore diverse. Probabilmente, con l’attuale andamento demografico, quella scuola tra dieci anni non servirà più. Come perdiamo abitanti a Settimo, lo stesso vale per il quartiere Borgo Nuovo. Non mi risulta faccia eccezione».
Dopo la sua intervista, si è esposta anche l’assessora Gaiola, ripercorrendo quello che era successo ai tempi dell’espulsione. Come risponde?
«Lei era segretaria. Doveva avere l’onestà di dire “quella roba è stata un errore”. Invece, leggo che dopo il referendum ha dichiarato che il popolo reagisce ogni volta che si tocca la Costituzione. Le vorrei ricordare che io sono stato espulso perché difendevo la Costituzione. Perché a noi era stato imputato l’istituzione del Comitato del No ai tempi del referendum di Renzi. E lei, all’epoca, ha fatto lo stesso errore di Meloni».
Intanto, sembra essere arrivato l’atto finale per l’ospedale.

«Sembra, appunto».
Beh, l’assessore Riboldi, al nostro giornale, ha dato per “fatto” il passaggio del presidio all’interno della sanità pubblica.
«Riboldi, secondo me, di questa vicenda ne ha capita solo una parte. Il punto finale verrà messo quando Saapa sarà definitivamente fuori dalla scena e sarà possibile chiedere conto di chi ha amministrato quella società, salvaguardando chiaramente il personale. Questa società, senza oggetto sociale, è andata avanti per altri sei anni. Forse, c’è qualcosa da chiarire. Poi, altro punto. Su questo tema c’è stato un interesse mio e di un pezzo di città ma tu, da sindaca, vuoi aprire un confronto su che cosa dovrà essere quella struttura? No, Piastra, ha iniziato a parlare di un hospice. In un ospedale di 230 posti. A discapito di cosa? Della lungodegenza?».

E invece l’idea del primo soccorso?
«Allora, su quell’ospedale c’erano una serie di idee. Avevamo predisposto un ambulatorio, ma nessuno ne ha più parlato. Di questo progetto ne sto riparlando io con il direttore dell’Asl. Poi, seconda ipotesi. Noi abbiamo una radiologia al momento piccola. C’era un progetto per allargarla e questa mi sembra la condizione essenziale per pensare di aprire il primo soccorso. L’idea era quella di spostare la palestra dove c’era prima la piscina, in modo da recuperare lo spazio per allargare la radiologia. Era tutto montato. Di tutto questo, cosa viene fuori da Piastra? Facciamo l’hospice. Ma dove lo metti? Ma ha voglia di confrontarsi?».

Quindi, sta proponendo a Piastra un confronto?
«Vorrei che si aprisse un dibattito pubblico con tutti i protagonisti di ieri e di oggi, con tutte quelle persone che se ne sono occupate in queste anni. Per capire insieme le prospettive di quella struttura. E qui lo dico: se non lo organizza Piastra, lo faccio io».