Società

Settimo Torinese, una comunità viva: fede, volontariato e attenzione ai più fragili

Dalla Caritas agli oratori, fino ai progetti per famiglie e giovani: il racconto di una realtà che unisce generazioni e guarda al futuro

Settimo Torinese, una comunità viva: fede, volontariato e attenzione ai più fragili

La comunità cattolica di Settimo Torinese si presenta oggi come una realtà viva e articolata, capace di unire fede e impegno concreto grazie al contributo di centinaia di volontari.

Settimo Torinese, una comunità viva

Guidata dai parroci don Antonio Bortone e don Antonio Marino (nella foto in apertura) propone attività e percorsi pensati per ogni età, in un clima di accoglienza che fa sentire tutti parte di una grande famiglia.

Al centro resta la messa domenicale, cuore della vita cristiana, ma attorno ad essa si sviluppa una rete di iniziative che traducono la fede in azioni concrete, soprattutto verso i più fragili. Tra queste, un ruolo fondamentale è svolto dalla Caritas.

«Mi sono avvicinato alla comunità perché volevo mettermi al servizio dei più bisognosi», racconta Antonio De Leo, volontario da 14 anni. Un impegno che non è solo pratico, ma anche umano e spirituale: «Facciamo incontri e momenti di preghiera in cui condividiamo pensieri ed esperienze. È come una famiglia».

Accanto a lui opera Silvana Filippone, che ha portato la sua esperienza professionale nel progetto “Love Food”, dedicato al contrasto dello spreco alimentare. «Dopo la pensione ho voluto trasformare la teoria in pratica», spiega. Tra le attività, anche laboratori con i bambini: «Facciamo il pane partendo dal Vangelo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. È bello vedere quanto si appassionano».

La vitalità della comunità passa anche dal Gruppo Famiglie e da iniziative come Spazio Mamme, coordinato da Rosa Dimola. «Condividiamo momenti di vita e ci aiutiamo nelle difficoltà quotidiane alla luce del Vangelo», racconta. Spazio Mamme è aperto a tutti: «Non ci sono vincoli di fede, è un luogo di incontro e socialità dove le mamme possono confrontarsi mentre i bambini giocano».

Fondamentale è anche il ruolo dei giovani. Francesca Massaia, studentessa di medicina e responsabile d’oratorio, è cresciuta in parrocchia: «Coordinare attività per ragazzi mi arricchisce molto. Oggi più che mai hanno bisogno di punti di riferimento». E aggiunge: «Dedicarsi agli altri rende la vita più autentica e completa».

Un impegno condiviso anche dai parroci. Don Antonio Bortone sottolinea il valore del lavoro di squadra: «C’è una bella sinergia con i laici, organizzati in gruppi e commissioni. La priorità è restare vicini alle persone». Un ruolo importante è svolto anche dalle scuole dell’infanzia: «Sono un punto di incontro con le famiglie. Senza questi spazi perderemmo occasioni concrete di vivere il Vangelo».

Don Antonio Marino evidenzia i passi avanti fatti: «Abbiamo costruito una rete di laici attivi in diversi ambiti, dalla catechesi alla pastorale familiare. La Caritas cittadina è già una realtà consolidata». Grande attenzione è rivolta anche ai giovani: «Abbiamo messo a disposizione gli spazi di Santa Maria per offrire luoghi sicuri dove incontrarsi».

La partecipazione, intanto, è in crescita: «Vediamo sempre più persone, soprattutto giovani, alle messe domenicali», conclude don Marino.

Il quadro che emerge è quello di una comunità che sa rinnovarsi, capace di mettere in dialogo generazioni diverse e di trasformare la parrocchia in una casa aperta a tutti, dove fede e quotidianità si intrecciano nel segno della condivisione.