l'analisi

«La verità è che viviamo in una società patriarcale»

Con la responsabile della Camera del Lavoro

«La verità è che viviamo   in  una società  patriarcale»

Non ci gira intorno Alfonsina D’Onofrio, responsabile della Cgil. «La nostra è ancora una società patriarcale», afferma senza mezzi termini.

«La verità è che viviamo in una società patriarcale»

«I dati confermano che l’occupazione femminile è più bassa di quella maschile. L’immagine della donna è ancora associata alla cura della casa, dei figli, dei genitori e molte che lavorano sono costrette a ricorrere al part time – analizza -. In tutto questo, a rincarare la dose, nei giorni scorsi è arrivata la bocciatura della proposta sul congedo paritario. Quindi, anche laddove ci fossero i diritti, tenendo conto che il primo ministro è donna, di fatto non ci siamo».
Netta anche la presa di posizione rispetto alle misure introdotte dal Governo. «Ci portano “a spasso” con i bonus. La donna viene curata con quelli in base al numero di figli ma la verità che si trova sempre davanti ad una scelta tra la carriera e la famiglia. E anche se studia di più, non ce la fa», afferma D’Onofrio.

L’analisi

«Non stiamo parlando di una differenza di genere, ma se vogliamo usare il giusto nome è una società patriarcale che poi sfocia nelle tragedie di cui spesso siamo protagoniste», riflette la responsabile della Cgil. Uno scenario che, a ruota, si ripercorre su tutto il ciclo della vita della donna. Dalla scelta del contratto part-time ai differenti inquadramenti e di conseguenza anche stipendi diversi. «Se una donna lavora meno, versa anche meno contributi e questo – sottolinea D’Onofrio – si riflette poi sulle pensioni. Ed è da questo contesto che spesso deriva la violenza economica perché la donna, in queste condizioni, anche se subisce maltrattamenti, è costretta a rimanere comunque sotto il tetto domestico. La lotta per i diritti parte per tutti dall’indipendenza economica e quindi dal lavoro. E questo assunto è ancora più vero per le donne».
«Non ci sono ricette – ribadisce la Cgil -. Bisogna però partire fin dalle scuole e combattere gli stereotipi di genere e il fattore culturale che ne deriva. Ma, soprattutto, bisogna cambiare le priorità della politica».