«La strada da fare per raggiungere la parità di genere è ancora tantissima». Iliana Joseph rima consigliera comunale a Settimo di origini straniere, e presidente dell’associazione Haititalia, non ha dubbi.
«Se hai origini straniere, la fatica da fare è doppia»
Nonostante i diritti faticosamente acquisiti negli anni, a partire da quel lontano 1946, «il prezzo di essere donna è ancora altissimo». E raddoppia se la donna ha origini straniere. «Siamo in una società complessa in cui una donna di origini straniere, con le stesse competenze di una donna occidentale, ha una doppia difficoltà. Perché c’è ancora un divario enorme. Purtroppo – rimarca -, non c’è la stessa uguaglianza e questo lo noto in tutti i settori, nel lavoro ma anche nel mondo delle associazioni. Ad esempio, quando magari con l’associazione dobbiamo partecipare ad un bando per un finanziamento ci presentiamo in partnership con qualcuno. Questo perché se la presidente di un’associazione ha un’origine straniera non viene messa sullo stesso piano di un’altra».
Una differenza di trattamento palpabile che Joseph avverte anche in termini di «credibilità»
Una differenza di trattamento palpabile che Joseph avverte anche in termini di «credibilità». «Lo stesso vale nell’ambito delle professioni – racconta -. Vedo proprio differenze di fiducia e nel mondo del lavoro non sempre vieni valutata per quello che sei e per le tue competenze. E quindi ci sentiamo addosso la responsabilità di dimostrare sempre un po’ di più degli altri».
Un’analisi che la consigliera comunale descrive anche a partire dalla sua esperienza personale. «Devo ammettere che, a differenza di altri, il mio percorso di integrazione non è stato difficile. Io sono arrivata a Settimo con la mia famiglia, con mio marito. E questo tipo di supporto mi ha aiutata non solo ad integrarmi nella comunità ma anche a farmi scivolare addosso alcune considerazioni, perché non sono mai stata sola. Personalmente – ammette -, alcuni commenti li noto, li sento, ma non mi feriscono particolarmente».
Una «corazza» che, però, in alcune occasioni, è stata scalfita
Una «corazza» che, però, in alcune occasioni, è stata scalfita. «Una volta ho avuto problemi con un abbonamento per un mezzo pubblico. Sono andata allo sportello e dopo aver provato a chiedere informazioni, mi è stato detto che ero arrogante e che questo atteggiamento dovevo andare ad usarlo “a casa mia”. I soliti cliché, insomma. Ecco – racconta Joseph -, in quella circostanza mi sono sentita ferita. Mi sono arrabbiata e ho preteso di essere ascoltata come tutte le altre persone che stavano facendo la fila. La cosa che mi ha colpito è che quel giorno, a distanza di poche ore, altre persone che erano dietro sono andate a prendere le distanze da quel gesto. In quella giornata, paradossalmente, ho visto i due volti. Il brutto ma anche il lato più bello e umano delle persone. E quello è stato un gesto che mi ha profondamente gratificato».
Una testimonianza – quella di Joseph – che mette in evidenza la doppia fatica che devono fare le donne straniere per integrarsi. E dimostrare di essere all’altezza. «Solitamente, si dice che dietro un grande uomo c’è una grande donna. Se però stiamo parlando di una di origine straniera, serve una doppia donna. È questa la realtà», racconta la presidente di Haitiitalia che con l’associazione – ma anche con il suo impegno in Consiglio comunale – sta portando avanti una costante lotta sui diritti. «Molto spesso, i diritti non ci vengono dati ma dobbiamo conquistarli. È questa la battaglia che faccio – sottolinea -. Come ho detto, a me certe cose non feriscono ma purtroppo non è così per tutti. Ed è per questo motivo che dico che la strada da fare è ancora lunga. Sia dal punto di vista culturale ma anche sotto l’aspetto economico, per quanto riguarda le professioni. Non è facile. Io so chi sono, so quale è il colore della mia pelle e non ho bisogno che qualcuno me lo dica o me lo ricordi. Per questo so difendermi. Ma, ripeto, non è così per tutti. Io chiedo solo di essere trattata allo stesso modo degli altri. Non vogliamo favoritismi, né tantomeno passare davanti a nessuno ma solo che ci sia davvero per tutti lo stesso tipo di trattamento. E siamo ancora lontani dall’obiettivo».