Lunedì 16 febbraio 2026, con la messa in scena, al Bosio del «Process ed Carlevè 2026» da parte del Centro di Studi Settimesi, si è chiuso ufficialmente il programma delle celebrazioni per il Carnevale in città. Un’opera buffa, scritta da Franco Ferraresi, che ha voluto sottolineare le «magagne» della città in chiave ironica, riuscendo a divertire il nutrito pubblico presente, e che ha avuto tra i suoi protagonisti anche l’ex primo cittadino Fabrizio Puppo. La partecipazione del pubblico ha permesso di raccogliere oltre 400 euro, destinati alle attività del progetto Ponte della Cooperativa Sociale Il Margine.
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Il doppio processo
Il «Process» del Centro di Studi Settimesi si è svolto il giorno successivo a quello alla «Veja», che invece è stato proposto da Iniziative Culturali Settimesi.
Due momenti importanti, entrambi volti a portare avanti, anche se con punti di partenza differenti, quelle che sono le tradizioni della città in occasione del carnevale.
Ma in questi giorni, qualcuno a Settimo si è domandato: «Ma perché una città come le nostra deve avere due momenti differenti e distinti legati alla stessa tradizione? Non ne basta soltanto uno?». Un interrogativo che è stato rivolto direttamente anche alla redazione de La Nuova Periferia.
E’ per questa ragione che abbiamo raccolto la domanda e voluto spiegare, attraverso i punti di vista degli stessi organizzatori degli eventi, quelle che sono le ragioni che hanno portato, ancora una volta a proporre due appuntamenti diversi, ma sostanzialmente identici, sullo stesso tema.
Una maschera per due…associazioni
Entrambi i momenti, infatti, hanno ripreso quelli che sono stati i temi più dibattuti dell’anno per la città. Ma se nel «Processo alla Veja», iniziative Culturali ha rivolto le sue ironiche accuse verso la figura della sindaca, che poi come da tradizione è stata assolta dalla Corte, il Centro di Studi, «ha puntato il dito» non contro la prima cittadina. Il «Carlevé», infatti, per l’associazione guidata da Franco Ferraresi, rappresenta l’intera Amministrazione, partendo dal presupposto che «se qualcosa non è andato come avrebbe dovuto, forse le responsabilità sono da attribuire in parte anche alle opposizioni, che non hanno saputo controllare».
Guardando al futuro, dunque, sarà possibile trovare una soluzione arrivare, nei prossimi anni, ad un solo processo? Andando in questo modo anche a «rafforzare» questa tradizione?
Anche se ufficialmente non se n’è mai parlato, cronache settimesi «narrano» di alcune riunioni avvenute, a cavallo del nuovo anno, tra associazioni, proprio con l’obiettivo di provare ad unificare quelle che s
Una «spinta» verso questa direzione che sarebbe stata data da Palazzo Civico ma che probabilmente, proprio alla luce del doppio processo proposto quest’anno, non è riuscita a raggiungere l’obiettivo che si era prefissato.
«Non essendoci una regia dall’alto, ognuno continua a fare quello che vuole…»
Sulla questione del doppio processo per il Carnevale, questa l’analisi del presidente del Centro Studi Settimesi Franco Ferraresi: «La nostra associazione esiste dagli Anni Sessanta. Nel 2016, poi 40 soci si sono ritrovati per portare avanti l’impegno svolto dal gruppo originario, anche perché c’era da rinnovare lo statuto, che era vecchio e doveva essere rifatto. Noi, ora, portiamo avanti proprio quel percorso. Succede poi, qualche anno dopo, che alcuni “dissidenti” hanno lasciato il Centro Studi, costituendo Iniziative Culturali, che raggruppa altre persone e che decide di fare le stesse attività nostre, replicando la Bela Lavandera ed il Processo alla Veja».
Ferraresi arriva, dunque a quello che, dal suo punto di vista, rappresenta il vero nocciolo della questione, andando ad indicare le responsabilità per la situazione che è venuta a crearsi in città: «Purtroppo, mancando una regia dall’alto, qui ognuno fa quello che vuole e chi ne soffre è l’immagine folklorica della città. Perché da noi il carnevale dura tutto l’anno, è tutta una burla. Il processo, nella tradizione della festa, dovrebbe essere il momento finale, la conclusione che mette in piazza le magagne che si sono verificate all’interno della comunità. Negli anni Settanta – Ottanta si faceva alla presenza di poche persone, poi all’inizio del Duemila si è provato a renderlo più partecipato, con vere e proprie rappresentazioni a teatro in chiave buffa. Ed è proprio con questo stesso spirito che il Centro Studi sta cercando di continuare a portare avanti la tradizione originaria che ha spinto i fondatori dell’associazione a crearla oltre sessant’anni fa».
E ancora: «Mancando una regia, poiché Iniziative Culturali continua a proporre il processo alla Veja, che però teoricamente sarebbe del Centro Studi, visto che dall’alto nessuno dice nulla noi abbiamo proposto il personaggio della Boja Panatera. Tanto a Settimo il folklore è tutto inventato. L’unica radice storica e folklorica è il personaggio della Lavandera che, creata nel 1971, si ispira ad un mestiere che ha caratterizzato il territorio. L’unico aggancio fondato è questo. Tutto il resto sono invenzioni che poi è chiaro, se ripetute nel tempo, diventano poi tradizione. Inventato per inventato, la Veja per me diventa la Boja Panatera, che però non rappresenta una persona ma un sistema. E quindi con il processo, in chiave ironica noi ci “prendiamo gioco” di un sistema».
«La volontà di cucire c’è a patto che siano tutelate le peculiarità di ciascuno»
Giulio Pascali, presidente di Iniziative Culturali Settimesi (Ics), mostra la massima disponibilità ad un percorso condiviso. A patto, però, che vengano preservate le identità che le due realtà si sono costruite in città in seguito ad alcuni «strappi» del passato. «L’origine delle due associazioni risale a questioni legate a Franco Ferraresi e Franco Bessone (il decano dell’associazionismo settimese, scomparso a luglio 2024, ndr). E io poi, quando sono diventato presidente, le ho ereditate. Ognuno avrà avuto le proprie ragioni, io non c’ero e non voglio giudicare ma quello è stato “il peccato originale” della situazione in cui mi sono ritrovato», premette Pascali, sottolineando fin da subito che «da entrambe le parti, c’è la volontà di provare a ricucire».
E non a caso, delle prime prove di alleanza già ci sono state. «Sì, nei mesi scorsi ci sono state delle interlocuzioni. Ovviamente, bisogna capire il percorso che si vuole fare – sottolinea -. Dalla presidenza del Consiglio è arrivata una proposta sulla quale io sono d’accordo. Ossia quella di mettere la maschera della Lavandera in capo al Comune e lasciare che le associazioni valorizzino una maschera che è stata espressa da un soggetto unico. Io sono d’accordo, ho aiutato la Presidenza a scrivere quella proposta e ho anche aggiunto l’idea di lasciare che le singole associazioni esprimano parallelamente una Lavandera onoraria. C’è stata una normale dialettica tra le parti, ma la cosa che mi preme – puntualizza Pascali – è che vengano tutelate le varie peculiarità. Ognuno di noi ha sviluppato negli anni la propria identità e sento il dovere di difendere anche la volontà della mia associazioni e delle persone che si sono impegnate per la città in questi anni. Quello a cui tengo, dunque, è che non venga snaturato l’impegno e l’investimento che c’è stato dietro».
Insomma, una strada sembra essersi aperta. Almeno per quanto riguarda l’indicazione della Lavandera. «Per quanto riguarda il fatto che a Carnevale ci sia un doppio processo, onestamente, non vedo il problema – argomenta il presidente di Ics -. Capisco che Ferraresi rivendichi una primogenitura, ma sono due eventi diversi. Lui ha proposto una rappresentazione teatrale, assolutamente legittima, ed è una cosa diversa dalla nostra. Io ho fatto lo sforzo di portare il Processo alla Veja in piazza, proponendo una goliardata che punta anche ad esorcizzare alcuni temi. Facciamo dei bombardamenti al limite del credibile, in una rappresentazione volutamente incredibile. Prendiamo in giro la società».