Ha il piglio deciso e la passione (politica: nel senso filosofico e declinato alla sanità) di sempre Antonio Silvestri. Di quando dal 2009 al 2014 sedeva nel banco dell’opposizione sotto il «simbolo» della civica Lista Città di Sempre, che coniò e invento, e alla prima consultazione superò lo sbarramento per poter entrare in Consiglio. E da lì portare avanti le sue «battaglie», alcune epiche contro l’establishment dell’epoca, rappresentato dal governo Corgiat.
L’ex consigliere e medico di base analizza dal suo osservatorio particolare la sanità in città e provoca
Antonio Silvestri, da quando non si è più ricandidato ha continuato a fare politica o si è disinteressato della «cosa» pubblica?
«E come potrei dimenticarmi di dedicarmi alla politica. Ogni giorno che entro nel mio studio medico faccio politica. Al di là di essere o meno consigliere comunale. Il mio, ovviamente, è un impegno, anzi, un’attenzione rivolta alla sanità. Entrai in Consiglio per questo e continuo a farlo oggi come medico. I due ruoli non possono essere disgiunti: chi eroga un pubblico sevizio come questo come può stare lontano dalle dinamiche politiche che regolano il tuo lavoro? Impossibile. L’aggregazione funzione territoriale nasce come uno dei target del Pnrr, e se non ci fossero stati i fondi europei, non partiva questa scommessa. Per dire che quando tu sei dentro il servizio pubblico, per tua scelta, fai politica».
Come ha visto cambiare Settimo in questi anni?
«Ha avuto un momento di stagnazione che colloco dal punto di vista temporale a subito dopo la mia uscita dal consiglio e non poteva essere diversamente, visto il debito che la Città aveva, molto elevato. Se non ci sono soldi da investire non c’è progettualità. Da 6-7 anni a questa parte, invece, la mia città è ripartita. E dal punto di vista sanitario durante il periodo del Covid abbiamo dimostrato grande fermezza e professionalità e abbiamo tenuto botta. Basta andare vedere le statistiche del periodo: la città ha tenuto. E’ stata una grande prova. I primi centro vaccinali, sono stai fatti nel distretto a Settimo, grazie all’amministrazione in carica. Ce li siamo inventati dal niente. Le dirette quotidiane fatte con Umberto Salvi, responsabile del piano sanitario cittadino, per far capire alle persone cosa stava accadendo, ha permesso di limitare molto i contagi. E sottolineo: abbiamo tenuto botta in modo eccellente, senza avere un ospedale.».
Beh, adesso Settimo un ospedale ce l’ha, o no?
«La città di Settimo non ha nessun ospedale e mai l’avrà. Perché come mi diceva mio padre, il treno passa una volta sola».
Ed è passato e Settimo l’ha perso?
«E quel treno è passato durante la costruzione stessa di questo ospedale, ovvero nella prima amministrazione Corgiat: era lì, in quel momento che si potevano porre le basi per un ospedale vero e c’erano i giusti interlocutori in Regione (Chiamparino, ndr), e poi Bresso che ha inaugurato la struttura. La quale mi ricordo, ero presente come medico, questo non sarà mai un ospedale accreditato».
Beh, però oggi si sta dando in quella direzione: la strada sembra segnata. O no?
«Abbiamo 235 posti accreditati, che verranno assorbiti da Regione Piemonte, con un enorme spazio al piano terra del quale ancora non si sa cosa farne. Sarà tutto della Asl To 4 con il privato che andrà via. Ma punto di primo soccorso cosa vuol dire? Si può interpretare in tanti modi. E poi, l’Hospice territoriale? Noi medici di famiglia auspichiamo che venga data precedenza ai servizi dedicati al territorio che oggi mancano. Ma non puoi erogarli quando manca una cosa fondamentale: il personale qualificato e formato. Medici, infermieri, non c’è il personale.
Già, i medici: ma dove sono? Perché Settimo si è ritrovata sotto i riflettori per questa lacuna?
«Che la Capogreco, la dottoressa che ha lasciato l’incarico, si sapeva fin da subito che aveva un incarico di tre mesi. Limitato nel tempo. E le figure distrettuali apicali dell’Asl si sono attivate subito, affinché si potesse dare continuità al suo servizio, ma il problema è che non è saltato fuori nessuno. La dottoressa ha rassegnato le dimissioni il 31 gennaio, col giusto preavviso. Ora la Greta De Giorgi, dopo un interregno di 19 giorni, ha preso lei quei pazienti fino a quando non ci sarà qualcuno che accetterà di coprire il posto vacante da titolare. La Regione sta già chiamando, i primi in elenco, divisi per distretto. E’ una validissima specializzando in radioterapia, ma prima o poi quello andrà a fare. E nel nostro studio associato entro l’anno andranno via in tre, ma abbiamo già i sostituiti. Ma in tutta la città di Settimo, per pensionamento, saranno 5 i colleghi che finiranno il loro percorso professionale».
Quindi, di fatto, l’emergenza continua.
«Noi, i tre che perderemo li abbiamo già sostituti, nel senso che abbiamo già chi subentrerà agli uscenti. Ma il problema è che in tutta la “To 4”, mancano 77 medici».
Non sono pochi!
«No, ma è il frutto di politiche sanitarie nazionali assolutamente sbagliate. Perché i giovani colleghi non vogliono fare la professione in Italia, e in particolare il medico di famiglia? Fossi un Ministro ma la porrei questa domanda. Spendiamo centinaia di milioni di euro, per formare, e poi non riusciamo a trattenerli: perché? E la risposta non è solo per motivi economici. C’è dell’altro. Qualsiasi sistema, anche perfetto (Obama per la sua riforma aveva preso come modello quello italiano; un attestato di stima del made in Italy come per Armani, Ferari o Vittorio De Sica: eccellenze tricolore) ma questa sistema, per quanto funzionante, se non lo revisioni, in quanto obsoleto, è destinato a crollare. E il nostro sta crollando. Quando aspetti sei mesi per una visita oncologica, vuol dire che qualcosa non va. Un anno per il controllo al colon o 18 mesi per una controllo per il diabete allora non stupiamoci se mancano, poi, i medici di base sul territorio. E ora urliamo allo scandalo perché settimo non aveva i medici di famiglia? Ma queste figure apicali che avevano la possibilità di porre rimedio, dove erano? Ho torto? Non credo… Branco di farisei…».
Ha più assistito a un Consiglio comunale di Settimo?
«No, mai più visto un consiglio comunale. Ma in ogni caso non lo seguo nell’ottica buoni e cattivi, non vedo né indiani e cowboy. I buoni cambiano così come i cattivi. Ma vedo anche proposte di buon senso».
Ad esempio?
«Una proposta di buon esempio, è quello di invitare un referente “Afp” in sede stabile al tavolo sanitario per poter discutere e avere idee per riempire di contenuti l’ospedale di Settimo. Questo vuol dire che è un amministrazione che si rende conto dei limiti che ha e li vuole risolvere».
E un cattivo esempio?
«La Città di Settimo che ha il più alto numero di casi di assistenza domiciliare integrata. Parliamo di una realtà operativa in cui il medico di famiglia, porta la sanità di secondo livello ovvero uno specialista (e parlo di casi oncologici, Sla…) a casa del paziente. Ebbene, da circa otto mesi l’attuale amministrazione è silente, non batte i pugni sul tavolo per rimpiazzare la figura del coordinatore infermieristico del settore andato in pensione. E senza, non si può dare un buon servizio. E qui Piastra dovrebbe reagire. Oggi ne arriva uno da Volpiano il mercoledì per 2-3 ore: ma in così poco tempo come può coordinare il fabbisogno di una città di 50.000 persone?».
Battere i pugni… Non le mancano le battaglie che faceva dagli scranni dell’opposizione?
«Ne abbiamo fatte di battaglie, ma di quegli anni mi manca solo la vigoria dell’età che non c’è più. Però, a differenza di altri, io non devo rientrare da nessuno parte. Non ho tessere da sventolare. Io rientro ogni mattina nel mio camice e lo farò ancora per 8 anni. E poi a 70 anni, dopo aver dato 44 anni della mia vita alla sanità come medico, posso anche ritirarmi. Ho incominciato nel 1990 e termino nel 2035 col servizio sanitario nazionale. E non ho nessuna intenzione di rientrare».
Quale auspicio per Settimo?
«Spero che la città di Settimo riesca realmente a fare parte dell’area metropolitana, anche dal punto di vista sanitaria, siamo una “limes” (una frontiera): e Settimo non se lo merita. Purtroppo la sanità di questa realtà geografica è ancora Ivrea centrica. Città che è la metà di Settimo».