«Ci tengo subito a precisare un punto: non è che sul territorio non ci sono medici di famiglia, ma non ci sono medici che abbiano posti disponibili. Eppure, nonostante le difficoltà, non c’è nessun paziente “scoperto”». Umberto Salvi, assessore alla Salute e medico di medicina generale, chiarisce la situazione legata alla disponibilità di camici bianchi in città.
Medici di famiglia, emergenza posti a Settimo
A far scattare l’allarme è stata una circolare dell’Asl To4 arrivata dopo la decisione della dottoressa Sara Capogreco di cessare il proprio incarico. Una lettera in cui l’azienda sanitaria specificava anche che non c’era nessun altro disponibile a sostituirla.
Tradotto, si sono ritrovati senza un medico circa 1000 pazienti. E così, la situazione di Settimo è diventata oggetto anche di un’interrogazione presentata dal Pd in Consiglio regionale.
«Il caso di Settimo segna il fallimento della sanità pubblica. La Giunta Cirio pensa di affrontare il problema, oppure preferisce fare spallucce e tagliare i nastri alle Case della Salute, che rischiano di essere inutili se non viene garantito il personale che dovrà lavorarci?», attaccano i consiglieri regionali Daniele Valle ed Alberto Avetta.
«Non si può garantire il diritto alla salute ad un’intera città basandosi sulla disponibilità di qualche volenteroso. Serve programmazione e servono investimenti», aggiungono.
I chiarimenti del Comune
«Il problema in città parte ancora prima della rinuncia della dottoressa Capogreco, ovvero con la scelta presa dal medico precedente – ricostruisce Salvi -. Anche in quel momento, nonostante l’Asl avesse aperto regolarmente il bando, non c’era nessun dottore disponibile, e così l’Asl ha affidato un incarico a tempo alla dottoressa Capogreco. Quindi, fin da subito, è stata una soluzione provvisoria».
Dopo alcuni mesi di servizio, e per scelta personale della dottoressa, dal 31 gennaio il posto della Capogreco è rimasto vacante. «Come studio di via Regio Parco, fin dal 1 febbraio, ci siamo messi d’accordo in modo da dividerci i pazienti sia per coprire l’attività ambulatoriale che quella a domicilio. In totale, nello studio siamo 6 medici e stiamo vedendo complessivamente una ventina di pazienti in più al giorno», spiega Salvi, sottolineando che la carenza di medici di famiglia «non è un problema solo settimese».
«Siamo davanti ad un fenomeno nuovo, ma credo che riguardi un po’ tutta Italia. Il lavoro del medico di famiglia è diventato molto oneroso in termini di tempo e di richieste a cui dover adempiere e questi due fattori lo rendono poco appetibile anche per i colleghi neolaureati – argomenta -. Nel caso di Settimo, sul territorio, siamo un po’ meno di una trentina di dottori. Alcuni di noi hanno aumentato già da tempo il proprio massimale, passando da 1500 a 1700 pazienti e al momento non c’è nessuno che, in caso di necessità, non abbia una copertura garantita. Nell’arco di pochi mesi, penso che questa situazione verrà risolta ma il rischio concreto è che si possa ripresentare a fine anno quando alcuni di noi andranno in pensione».
Una situazione che, per l’assessore, non dipende dalla gestione dell’Asl To4. «La richiesta di medici viene fatta regolarmente – risponde -. Credo che una soluzione debba essere pensata a livelli più alti, a partire dalla Regione che ha in capo la sanità».
Non possono rappresentare una soluzione neanche le Aggregazioni funzionali territoriali (Aft). «Quelle sono legate alla casa di comunità. Ne abbiamo costituite due e sono già stati fatti i primi incontri. La novità più forte è che ci stiamo attrezzando per avere una gestione condivisa dei pazienti, con l’accesso alle cartelle cliniche, in modo che qualsiasi medico possa visitare qualsiasi persona. Ma – precisa Salvi – le Aft non sono pensate per sopperire all’assenza di medici di famiglia e non possiamo pensare che diventino la soluzione a questo tipo di problema».