I due fronti

Referendum sulla giustizia, si accende il confronto

Dopo la costituzione del Comitato del Sì e del No, previste nelle prossime settimane diverse iniziative organizzate dagli schieramenti in campo

Referendum sulla giustizia, si accende il confronto

Referendum sulla giustizia, anche a San Mauro si accende il confronto tra il Comitato del Sì e quello del No. In programma due serate organizzate dai rispettivi schieramenti.

Referendum sulla giustizia, il comitato del No

Si è costituito sabato scorso il Comitato per il No al referendum sulla giustizia previsto per domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026. Il Comitato opererà in collegamento e collaborazione con il Comitato già operativo il Gassino. Il comitato è composto per ora da Spi Cgil, Anpi Sezione Leo Lanfranco, Circolo Boccardo, Alternativa democratica, Lista Guazzora, Partito Democratico e Giovani Democratici, Legambiente Settimo – San Mauro, Presidio di Libera Lea Garofalo.

Principale obiettivo sarà informare la cittadinanza per un voto consapevole. Saranno organizzati banchetti nei giorni di mercato. Prima iniziativa un flash mob sul Ponte Vecchio sabato 21 febbraio 2026 dalle ore 15.30 alle 17.

«Questa modifica costituzionale punta a creare un assetto della giustizia in cui il Pubblico Ministero rischia di risultare più isolato e meno autonomo rispetto al potere esecutivo. Quando si rompe l’equilibrio dei poteri e si indeboliscono i controlli (come vorrebbe il Governo con il triplo Csm e il sorteggio), a perdere non sono i magistrati, ma i cittadini più deboli, quelli che non hanno difese contro i soprusi. La Legge Nordio non risolve i problemi di lentezza dei processi ma, al contrario, rischia di aggravare il funzionamento dei tribunali e di minare l’equilibrio tra i poteri dello Stato e, soprattutto, l’autonomia della Magistratura, tutelata dalla Costituzione Italiana, con conseguenze negative per i diritti delle cittadine e dei cittadini. Trattandosi di un referendum di revisione costituzionale, non è previsto alcun quorum: la riforma sarà approvata o respinta esclusivamente in base alla maggioranza dei voti validamente espressi, rendendo decisivo ogni singolo voto», specifica il Comitato del No, in cui uno dei principali esponenti è Bruno Bonino, capogruppo della lista Guazzora (a sinistra, nella foto principale).

Il comitato del Sì

È operativo sul territorio anche il Comitato per il Sì al referendum, che si sta organizzando per proporre sul territorio una serata volta a promuovere le ragioni del Sì. In questo caso, tra le realtà principalmente attive c’è Forza Italia.

«Noi abbiamo aderito al Comitato per il Sì Pianalto Torinese, che è partito da Trofarello e Chieri. Con loro organizzeremo qui a San Mauro la serata di venerdì 13 marzo. Stiamo ancora definendo i relatori. Nei prossimi giorni, comunque, tutti i dettagli saranno più chiari», commenta il segretario locale, Roberto Rosso (a destra nella foto principale).

«Perché il Sì: più terzietà del giudice e più garanzie reali Votare SÌ significa rafforzare l’imparzialità del processo e la terzietà del giudice. Chi giudica deve essere terzo: non deve essere legato né alla parte dell’accusa né alla parte della difesa. Il giudice deve essere realmente estraneo alle parti, garante dell’equilibrio del processo, e punto di riferimento per la fiducia dei cittadini. La riforma introduce anche un meccanismo di selezione dei componenti dei due CSM che include il sorteggio, secondo quanto previsto dal testo costituzionale e completato poi dalla legislazione attuativa. La separazione delle carriere è la continuazione della riforma Vassalli del 1989. Il senso politico è chiaro: ridurre le dinamiche di appartenenza, contenere la forza delle correnti e rendere il sistema meno chiuso e più leggibile, con l’obiettivo di aumentare trasparenza e fiducia. La riforma prevede due Consigli Superiori distinti: uno per la magistratura giudicante e uno per la magistratura requirente, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica. Il messaggio è : funzioni diverse devono avere regole coerenti e percorsi chiari. Ciò rende più trasparenti le carriere e riduce le ambiguità strutturali, perché le decisioni su nomine, incarichi e valutazioni avvengono in sedi separate e coerenti con il ruolo svolto».