La Questura di Torino ha emesso due provvedimenti di D.A.SPO. (Divieto di Accedere alle manifestazioni Sportive) in seguito alla violenta rissa scoppiata la sera del 31 agosto 2025 presso il campo sportivo “Paradiso” di Collegno, al termine di una partita di calcio giovanile che ha visto coinvolti giocatori minorenni. L’episodio tocca anche Settimo Torinese, comune di residenza di uno dei genitori coinvolti.
Rissa al campo di Collegno: due DASPO
I fatti si sono verificati al termine dell’incontro tra CFS Carmagnola e GSD Volpiano, categoria Under 14, gara valida per la qualificazione ai quarti di finale del torneo “Super Oscar Memorial”. Secondo quanto ricostruito, al termine della partita è nata una lite tra due giovani calciatori minorenni, degenerata rapidamente.
A seguito del diverbio tra i ragazzi, sono intervenuti i padri di entrambi gli atleti, dando origine a una situazione di estrema tensione. Uno dei due uomini ha scavalcato la rete divisoria degli spalti per entrare sul terreno di gioco, mentre l’altro, il settimese appunto, era già presente in campo, in quanto dirigente della società sportiva GSD Volpiano.
Condotte violente e lesioni ai danni dei minori
L’intervento dei due genitori ha trasformato la lite in una vera e propria rissa. Dalla colluttazione sono derivate lesioni personali ai danni dei giovani atleti coinvolti, un elemento che ha aggravato ulteriormente la posizione degli adulti responsabili.
L’episodio è stato oggetto di valutazione sia da parte della giustizia sportiva sia delle autorità di pubblica sicurezza. Sul piano sportivo, i fatti erano già stati sanzionati con un anno di squalifica nei confronti dei soggetti coinvolti.
I provvedimenti della Questura di Torino
Alla luce della gravità dell’accaduto, nei giorni scorsi la Questura di Torino ha adottato due distinti provvedimenti di D.A.SPO., con il divieto di accesso a tutti gli impianti sportivi calcistici sul territorio nazionale.
Nel dettaglio: per uno dei genitori è stato disposto un D.A.SPO. della durata di un anno; per l’altro, ritenuto maggiormente responsabile per le modalità della condotta, il divieto è stato fissato in due anni.