le caratteristiche

Tutto sulla pizza, la regina della tavola

Ha conquistato il mondo tenendo alto il nome del made in Italy

Tutto sulla pizza, la regina della tavola
22 Maggio 2020 ore 15:43

Volete scoprire tutto sulla pizza, autentica regina della tavola? E’ un piatto classico irrinunciabile e il suo nome deriverebbe da Pinsa, participio passato del verbo latino Pinsere, che significa “pestare, schiacciare”. Il nome verrebbe quindi dalla forma della pizza ed è una delle poche parole entrata nel lessico internazionale oltre ad essere il marchio made in Italy più noto e consumato al mondo.

Tutto sulla pizza: le sue caratteristiche

Ma quali sono le caratteristiche che ne hanno decretato il successo? Il lievito, indispensabile per la corretta preparazione della pizza, è composto da microrganismi viventi che producono i gas necessari alla fermentazione di un’impasto. Esistono prevalentemente tre tipi di lievito: naturale, (ottenuto impastando acqua e farina, ripetute volte, fino ad avere un grado di acidità e di forza lievitante ottimale); industriale, (comunemente chiamato lievito di birra, commercializzato in panetti di vari pesi o in polvere); chimico, (usato comunemente per fare dolci, non idoneo per la panificazione). Il lievito naturale è di difficile formazione e richiede più tempo per la lievitazione; ma conferisce alla pasta maggiore sofficità, più sapore, più gusto. Il lievito industriale permette maggiore rapidità e regolarità nei processi di lavorazione, ma con scarso sapore e gusto.

Dal lievito all’impasto

Con lievito, acqua e farina, si prepara l’impasto. Non deve essere appiccicoso, ma umido, elastico e plastico. Per ottenerlo occorre sciogliere nell’acqua il lievito, unirvi la farina e, a consistenza raggiunta, il sale sciolto in poca acqua. A questo punto occorre finire di unire la farina. Il tempo di lievitazione dipende dalle caratteristiche tecniche della farina che è un prodotto ottenuto dalla macinazione di grani teneri, presenti in moltissime varietà. E’ necessario conoscere la capacità panificabile per stabilire il tempo di lievitazione dell’impasto. L’impasto non è in grado di lievitare a temperature da 0 a 2 gradi, mentre esposto alle temperature tra +1 e +5°C non riesce ad effettuare la lievitazione nelle 24 ore successive. In compenso la pasta acquista sapore e quindi matura. A ogni buon conto la temperatura ideale per la lievitazione è compresa tra i 20 e i 25°C.

E poi tocca al pomodoro

Il pomodoro è una pianta orticola della famiglia delle solanacee (Lycopersicon esculentum). Raggiunge a volte l’altezza di 2 metri e necessita di un sostegno. Le sue foglie sono lunghe e con un lembo profondamente inciso; i fiori si presentano a grappoli e sono distribuiti lungo il fusto e le ramificazioni. Il suo frutto, anch’esso denominato pomodoro, è una bacca rossa di forme e dimensioni diverse a seconda della varietà, con una polpa dal sapore dolce-acidulo ricca di vitamine (A, C, B1, B2, K, P e PP). La pianta è originaria del Cile e dell’Ecuador, dove per effetto del clima tropicale offre i suoi frutti tutto l’anno, mentre nelle nostre regioni ha un ciclo annuale limitato all’estate, se coltivata all’aperto.

Gran finale con la mozzarella

Infine la mozzarella (diminutivo di mozza ) citato per la prima volta in un libro di cucina del 1570: deriva dal fatto che la pasta viene mozzata prima di essere lavorata nella forma conosciuta. È un formaggio fresco, a pasta cruda, ma non è necessariamente magro; inoltre può risultare di digestione più difficile rispetto ai formaggi stagionati. Può essere gustata al naturale, ma viene anche impiegata per la preparazione di varie pietanze, dalle insalate (tipica la caprese, con pomodoro e origano), fino, naturalmente, alla pizza. Le origini della mozzarella sono campane.

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